Scende la sera

Passeggiare, guardare, farsi prendere dalla vita che scorre davanti agli occhi. Seguire i guizzi delle luci; respirare la quiete e il movimento, gli spazi di solitudine, le vite che si incrociano.
Osservare le geometrie e le persone.
La musica nelle orecchie, la Canon in mano, e tutto torna al suo posto.
Sono grata alla vita che ora c’è.

Inizia un viaggio

Fra poco traslocheremo. La mia vacanza, quest’anno, sarà un viaggio tra scatoloni, sulle onde di passato e presente, impegnata a trovare il giusto peso delle cose, per discernere ciò che potrò lasciarmi alle spalle e ciò che vorrò portare con me.
Oggi ho iniziato con due ripiani di libreria, zeppi di cartelline che raccoglievano una quindicina d’anni di corsi di formazione. Le avevo già alleggerite tempo fa, ma oggi ho fatto un lavoro radicale. Mi sono seduta, le ho prese una per una, aperte, scorso tutte le carte contenute: materiali, fogli di appunti… mi sono passate sotto gli occhi centinaia di giornate d’aula, ore di studio, libri letti e trasformati in slides, volti incontrati, luoghi, emozioni, mezzi di trasporto che mi hanno fatta viaggiare per l’Italia. E lì in mezzo la mia vita personale, tanta vita che mi scorreva davanti foglio dopo foglio.
E, foglio dopo foglio, ho stracciato e buttato via.
Non mi serve più tutta quella carta, testimone di vita e di lavoro. Ciò che mi serve è in me: nozioni apprese, riflessioni maturate, ricordi. Viaggiano leggeri su connessioni sinaptiche e si accomodano nelle loro dimore cerebrali.
Mi sento bene via via che si liberano i ripiani: la vita è dentro. Viaggio un po’ più leggera.

Buon compleanno

E sono 59…
Questo compleanno mi ha dato da fare: l’avvicinarsi dei 60 non è banale, e sta portando con sé molte riflessioni sul tempo che -bene che vada, e non è scontato- rimane all’orizzonte.
Non sono questioni razionali: semplicemente, sono saliti da dentro stati d’animo, sguardi sulla vita, pensieri dai colori più cupi, velati di preoccupazioni sul futuro, attraversati dalla fredda consapevolezza del tempo che corre veloce verso la fine.
Da questo fondo faticoso è nato un progetto fotografico, che in realtà è più che altro un esercizio spirituale: ogni giorno scatto una foto per fissare qualcosa di bello che vedo. Se lo desiderate, le potete trovare sul mio profilo Instagram (chiarapoggio60). La serie ha due hashtag: #unagocciadibellezzaalgiorno #sguardichecurano.
L’esercizio mi ha fatto e mi fa bene, e vorrei portarlo avanti per un anno.
Sforzarmi nel trovare sguardi di bellezza mi ha aiutata a tenere una luce accesa di orientamento, a non perdere il filo nel girovagare per le vie dell’inverno interiore. “Aiutati che il ciel t’aiuta”: la mia traduzione laica di questa affermazione è: “aiutati, che il cervello ti aiuta”. Le neuroscienze sottoscrivono.
E come in altri momenti difficili ho sperimentato, accade poi che un giorno ti svegli e ti senti meglio. Il lavorìo interiore ha fatto nascere le prime gemme, l’inverno dell’anima ha fatto sbocciare una nuova primavera. E allora le fredde consapevolezze sul tempo che corre e che avanza inesorabile si scaldano di vita piena, ricca di tanto passato e tanto presente. Il qui e ora torna a essere una ricchezza di cui sentirmi grata.
E ogni volta mi sorprende questo zampillare improvviso di vita che sembrava silente.
Così, oggi festeggio con gioia profonda questo compleanno, e con rinnovata gratitudine.

La trappola del colore prevalente

… E poi ci sono le storie che ci raccontiamo.
“E’ un brutto periodo”, “Sono giorni difficili”, “Sono felice”…
Facciamo dello stato d’animo prevalente il tutto; ma in quel tutto che ci sembra omogeneo, ci sono molte sfumature di cui dovremmo tener conto.
La nostra vita emotiva non è mai statica, si muove tra colori accesi e tonalità sfumate, variabili, intrecciate tra loro nel dar vita a tavolozze uniche.
Anche nelle giornate pesanti ci possono essere sprazzi di leggerezza, attimi di luce brillante, o di grigi che non sono neri. Certo, il nero pesa di più, e si imprime nella giornata, la colora del suo tono. Ma noi facciamo la nostra parte nel rimarcare il peso e non anche le note più leggere.
Non si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma di portare con sé il tutto; non negare  -certo-  la fatica o il dolore, ma accompagnarli al resto che c’è, anche se piccolo e sfumato. Accogliere la completezza che attraversiamo tutti i giorni, e raccontarci quella completezza, non solo il nero o il bianco prevalenti.
Ogni volta che io mi racconto che è un brutto periodo, quel brutto si incide nel mio cervello, e scurisce le lenti attraverso le quali guardo la vita scorrere. Non solo la mia, la vita in generale.
Quando sono sofferente mi sintonizzo e vedo maggiormente tutte le sofferenze intorno a me. E questo sguardo rafforza il mio dolore, diventando un circolo vizioso.
Allora, a meno che non stiamo vivendo una vera e propria depressione, è importante mettere energie nel cercare di tenere aperto lo sguardo su tutto quel c’è. Lucidamente, amorevolmente.
Guardare tutte le sfumature che compongono il nostro bicchiere, giorno per giorno. Perché oggi non è ieri, e domani sarà altro ancora. Il prevalente prevale, ma non deve distrarci dal tutto.
Quando allargo lo sguardo e comincio a raccontarmi quel che c’è, sto meglio, mantengo un equilibrio migliore che si fa circolo virtuoso e cambia lo sguardo sulla mia vita. Allora mi racconto che sono  –contemporaneamente- un po’ triste, un po’ stanca, un po’ felice, un po’ leggera, un po’ pesante, un po’ grata. Tutto sta,  e compone la forma cangiante della mia vita.

Anziani in città

La street photography non è il mio genere. Mi piace, ma mi imbarazza praticarla.
Amo , però, guardare le persone, cogliere frammenti di vita nel flusso che mi scorre incontro.
Ultimamente guardo molto gli anziani: comincio ad avere una certa età, mi sento loro affine. Mi fanno tenerezza, molto più dei bambini: loro raccolgono già tanti sguardi sorridenti e benevoli, il che non accade con gli anziani.
A me invece gli anziani piacciono, così ho iniziato a fotografarli, seppur con molte cautele.
Avevo iniziato un personale progetto fotografico: “Anziani in città”, e oggi l’ho ripreso.
Sono uscita nell’aria fredda (che per me è sempre fonte di benessere), musica nelle orecchie e Canon al collo. Ho camminato guardando la vita scorrere, sentendomi ad ogni passo sempre più in quel flusso ricco e struggente, fatto di vite alla ricerca della felicità che si dibattono nel faticoso quotidiano.
E se la vecchiaia fa paura, meglio conoscerla e farsela amica.