Archivi giornalieri: 6 novembre 2012

I gesti antichi

Oggi inauguro una nuova categoria di post: sguardi di ordinario dolore e, talvolta, di straordinaria speranza.

Alcuni dolori si placano solo scrivendo, dando forma e contenitore alle emozioni. Qui vorrei condividere alcuni sguardi che hanno a che fare col mio lavoro in ospedale. Sono una psicologa, ma qui non voglio raccontare storie personali: quelle devono rimanere tali. Vorrei provare a condividere i miei sguardi su quelle storie. Sono sguardi pesanti, difficili da condividere. Non so se qualcuno avrà voglia di seguirli. Posso però dire che questi sguardi sono stati e continuano ad essere fecondi per me, un’immersione nell’umanità che cura e riporta al centro: di sé e della vita.

Questo è il primo.

Arrivo davanti alla stanza, la porta è aperta, e vedo la signora impegnata nel sistemare il figlio. Così, appoggiata al muro del corridoio, aspetto che finisca e intanto guardo.

Vedo i gesti antichi di una madre che cambia il figlio, lo veste, lo mette in una carrozzina che poi spinge fuori dalla stanza. Però la madre è anziana, e il figlio adulto. Siamo in ospedale, e un accidente cerebrale ha prodotto tutto questo.

Mi colpiscono le madri in ospedale: sono sempre indaffarate intorno ai letti. Infilano e sfilano pigiami e magliette, cambiano pannoloni e traverse bagnate, rimboccano coperte, spostano cuscini, spingono carrozzine, imboccano con le raccomandazioni dei bambini: “Su, dai, fai il bravo. Ancora un cucchiaio… Dai, manda giù, bevi…”

Quelle madri hanno i gesti che le salvano dal baratro: occupano quasi tutto lo spazio del fare, e nel fare continuo cercano di non impazzire, di placare l’angoscia, di combattere l’impotenza, di lottare contro la sorte maligna. Riempiono così tanto quello spazio del fare che non ne rimane molto ai padri. Così quegli uomini stanno seduti affranti, si muovono nelle stanze e per i corridoi con gli occhi persi, carichi di un’angoscia che non trova parole. Sono increduli, incapaci di realizzare come e perché sia arrivato quel terremoto nelle loro vite. Innaturale, perché un genitore anziano non dovrebbe dover accudire il proprio figlio.

Comunque, donne e uomini combattono. Con le risorse che ciascuno di loro ha a disposizione, combattono. Questo mi commuove e mi fa provare un profondo rispetto: onore al merito, alle fatiche, alle sofferenze, alle battaglie. Le loro testimonianze di vita sono in me, e mi insegnano a vivere.