Archivi giornalieri: 29 dicembre 2012

Luoghi (parte II)

Ieri sera tornavo a casa con mio marito e, passando davanti ad una chiesa, mi sono tornati in mente i ricordi delle estati in cui in quella chiesa siamo stati ad ascoltare dei concerti bellissimi. Concerti e serate estive, caldo, sudore, abiti leggeri, programma del concerto come ventaglio. Per un attimo i ricordi sono stati sensazioni fisiche, veicolati dal salto di abbigliamento: allora maniche corte e sandali senza calze, ora avvolta nel giaccone pesante, i piedi freddi, due golf di lana.

Mi capita spesso di passare in luoghi che frequento abitualmente e di ricordare, attraverso l’abbigliamento, momenti in cui sono passata di lì: quel giorno pioveva, avevo l’impermeabile blu e ricordo che… Passavo di qui ed ero imbacuccata all’inverosimile…

I luoghi sono tempo. Tempo sancito dal cambiamento dell’abbigliamento, dal grado di pesantezza o leggerezza degli abiti. Tempo sancito dalle sensazioni nel corpo dei gradi di temperatura, del caldo/freddo sulla pelle. Tempo sancito dalle stagioni, dalle foglie sugli alberi o dai rami secchi. Luoghi e tempo che passa, luoghi e vita che ci è passata attraverso.

I luoghi sono i depositari della nostra memoria, custodiscono le nostre vite, i nostri preziosi momenti di vita: ognuno ci lascia i suoi, e i luoghi li accolgono mantenendo il segreto, non svelando ad altri ciò che vi abbiamo depositato. I luoghi sono pubblici eppure così privati. Come la lettera rubata di Poe, sono sotto gli occhi di tutti, ma solo chi sa, vede. Parlano solo per i proprietari dei ricordi.

I luoghi son lì, fermi, mentre noi passiamo; nell’alternarsi delle stagioni i luoghi mutano lentamente, a volte impercettibilmente, mentre la nostra vita si dispiega, prende nuove pieghe…

Quando torno a Torino, dove non vivo da più di dieci anni, i luoghi in cui passo rilasciano ricordi: ricordi in cui faceva caldo o freddo, pioveva o c’era il sole, avevo il cappotto o i sandali.

Come scriveva Rilke, nella seconda elegia duinese (ho già citato questi versi): “Come rugiada dall’erba novella/ quel che è nostro svapora da noi, come il calore da / vivanda calda. (…)/ Avrà forse sapore di noi il cosmico spazio in cui ci dissolviamo?”

I luoghi, anche se non raccontano le storie se non ai diretti interessati, avranno comunque un po’ sapore di noi?