Archivi giornalieri: 8 giugno 2013

Paure e felicità

Ci sono giorni in cui l’umore si arena in acque basse e un po’ stagnanti. Allora è facile che finisca col rincantucciarmi nel chiuso delle mie stanze interiori. Da lì guardo la vita scorrere con un senso di estraneità. È lontana da me, io sono altrove.
Così ieri. Ma oggi è sabato, e mi concedo di starmene qui sul divano, nel silenzio che mi avvolge nonostante non sia propriamente l’alba, a dare parola agli stati d’animo vaganti. L’aria fresca che arriva dalla finestra aperta piano piano si porta via anche gli umori storti.

“Perché il bello non è che il tremendo al suo inizio”.

Il mio amato Rilke ha sempre un verso che risuona in me.

Si cammina tranquilli per la propria strada, contenti della bella giornata di sole, del periodo buono che si sta vivendo, finché nuvoloni scuri si profilano all’orizzonte e arriva la pioggia, la tempesta, per alcuni un tornado.

“Ah, l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!”
(Montale, “Non chiederci la parola…” da: “Ossi di seppia”)

Il fatto è che quando vai sicuro, inconsapevole delle ombre, hai comunque momenti improvvisi in cui ti assale la paura. Va tutto bene, e hai paura. Paura di perdere ciò che hai. Il bello non è che il tremendo al suo inizio. E la tempesta arriva.
Ieri pensavo che spesso ci ritroviamo a confrontarci proprio con le cose di cui abbiamo più paura. Le nostre ansie più grandi, eccole lì, reali, concrete. Da affrontare senza scampo, senza vie di fuga.
E cominciamo a cimentarci. Tiriamo fuori tutte le nostre risorse, anche e soprattutto quelle che non pensavamo di avere, e scopriamo di avere sempre meno paura, scopriamo di poter affrontare ciò che ci sembrava ci avrebbe schiantati.

“L’attimo che rovina l’opera lenta di mesi
giunge: ora incrina segreto, ora divelge in un buffo.
Viene lo spacco; forse senza strepito.
Chi ha edificato sente la sua condanna.
È l’ora che si salva solo la barca in panna.”
(Montale, “Arremba su la strinata proda”, da: “Ossi di seppia”)

Ho sempre amato molto questi versi. Mi parlano della salvezza che giunge proprio quando pensi di esserne così lontano.
Si ha più paura quando -per un attimo- in una piena giornata di sole intravedi con la coda dell’occhio l’ombra proiettata sul muro.
Si ha più paura quando si è ingenuamente felici. Dopo la tempesta, quella, sì, è vera felicità.

“…Egli avanzò. Tornato.
Senza respiro stie’ : su quella vetta,
senza ringhiera. Ed in possesso, alfine,
d’ogni Dolore, – assortamente, tacque.”
(Rilke, “La discesa di Cristo all’inferno”)

La felicità comincia da qui.