Archivio mensile:Mag 2018

Fotografia macro

La fotografia macro è un mondo.
Guardo le foto scattate durante un workshop e, anche se tecnicamente ancora molto migliorabili, mi emozionano e mi fanno riflettere.
Guardo la bellezza che si dischiude quando ti avvicini molto, con calma e pazienza; quando cerchi con attenzione e concentrazione; quando sei aperto a quel che arriva; quando trovi quel che non stai cercando e non trovi quel che cerchi.
Guardo la ricchezza e la complessità che sembra crescere via via che ti avvicini: l’infinitamente grande nell’infinitamente piccolo.
Guardo un semplice prato che diventa un mondo, e non smette di stupirmi.
E penso alla vita, a noi esseri umani: la bellezza che ognuno di noi porta in sé, e che non è sempre così visibile; una bellezza che richiede attenzione e amore per dispiegarsi; che ha bisogno di pazienza, cura, fiducia.
Penso agli sguardi frettolosi, ai giudizi che rimbalzano sulle scorze e non incontrano l’essenza delle persone. Penso a quando diamo per scontate le cose; quando il quotidiano diventa muto perché apparentemente noto e troppo conosciuto; quando smettiamo di guardare quel che abbiamo sotto gli occhi perché tanto sappiamo già cos’è; quando diamo per scontati anche gli affetti.
Allora un prato è solo un prato, non c’è da stupirsi.
Invece ogni prato è un mondo che si può scoprire, vivo e mutevole.
La fotografia macro ti mostra che mondo è quel semplice prato: porta in primo piano ciò che è piccolo e rischia di passare inosservato; ciò che è nascosto in ciò che guardiamo ogni giorno senza vedere. Oltre la superficie, oltre il conosciuto, c’è ancora complessità, e ancora meraviglia.
Stasera penso alla macro come una metafora della vita: rallentare, guardare, affinare tutti i sensi, avvicinarsi piano… con pazienza, rispetto, curiosità. Scoprire. Lasciarsi stupire.
E allora la cura che mettiamo nel far questo ci cura dal quotidiano muto.
Stasera penso al mio lavoro che è un po’ così, ed è una grande ricchezza.
Stasera penso alle persone che amo, e alle loro bellezze.

Di cielo, muraglie e cocci aguzzi di bottiglia…

È sabato, e anche stamattina la sveglia mi ha buttata giù dal letto, verso la seconda parte di un seminario di cui capirò -se va bene- la metà delle cose che diranno.
Cammino per vie poco frequentate; la città a quest’ora è riservata, quieta, non invadente né invasa.
Cammino e i pensieri vanno. Vanno alle persone che amo, a quelle che ho incontrato per lavoro e mi sono rimaste dentro. Le immagino nelle loro vite, finestre illuminate che mostrano scorci di vita, istanti fluidi, frammenti visibili di un film che continua in stanze non visibili.
Cammino, il cielo un po’ grigio. E sarà il cielo, la stanchezza, saranno le vite delle persone alle quali penso, ma mi torna in mente la muraglia di Montale:

“E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”

Amo moltissimo questi versi, e le immagini che evocano creano ogni volta riflessioni e stati d’animo diversi.
La vita è difficile. Quante volte mi sento dire che non si può mai stare tranquilli; che appena hai un attimo di pace subito succede qualcosa; che non fai in tempo a tirar fuori la testa dall’acqua che arriva un’altra ondata.
La muraglia è sempre accanto a noi, e i cocci aguzzi di bottiglia contrastano la meraviglia libera e leggera del cielo.
Questa è la condizione umana: quanto cielo, quanta muraglia, quanti cocci aguzzi accompagnano le nostre vite? In quali alchimie ed equilibri continuamente variabili? Vorremmo solo cielo, ma il muro è al nostro fianco.
Cammino e guardo il cielo… ogni giorno cerco l’equilibrio possibile, cerco quel cielo che è anche in ogni forma di bellezza. Perché ogni sguardo di piccola bellezza rende il muro più sopportabile, a volte persino un po’ più basso.
Cammino, guardo, e ogni goccia di bellezza mi nutre.
Oggi c’è molto cielo oltre il muro.

Dispiegarsi

Guardo le nuvole che oggi si mostrano maestose: sono bellissime, e per quante possa averne viste, sono bellissime ogni volta, e ogni volta rinnovano un incanto.
Oggi mi fanno pensare al dispiegarsi maestoso della vita, rigoglioso, generoso, traboccante.
E senza un senso se non il dispiegarsi stesso, l’esserci, il mostrare la propria forma e la propria essenza.
Guardo le nuvole e guardo la vita che scorre sotto i miei occhi: persone che camminano, guidano, vanno in bicicletta, passeggiano al parco; vite che fluiscono, si incrociano senza sfiorarsi, proseguono oltre. Storie che viaggiano silenziose, racchiuse nei volti e negli sguardi di ognuno di noi. Dialoghi muti si intrecciano nelle vie delle città.
Guardo quel brulicare di umanità e vedo la vita della savana, della foresta pluviale, dei boschi, dei ghiacci polari… vedo pianure e montagne, la vita che popola i cieli e le acque profonde dei mari e degli oceani.
Ci dispieghiamo nella vita, tutti quanti: esseri animali, vegetali, minerali.
Guardo questo flusso di vita con un sentimento strano, una meraviglia un po’ straziante: tutto questo darsi, questo tirar fuori il meglio, o il possibile… tutta questa fatica quotidiana…
Mi commuove il dispiegarsi della vita che semplicemente ed ostinatamente si dà. Incurante della morte, del senso… semplicemente ed ostinatamente, è.
Guardo il dispiegarsi e mi sento parte del flusso.