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Verde e azzurro


Stamattina sono uscita, con calma, per andare a passeggiare a City Life. Ho camminato con calma, respirando attraverso la mascherina ma sentendo l’aria fresca sulla fronte e sui capelli.
Sembra così lontana la vita di prima, quando era normale uscire, vedere gli amici, incrociare persone senza timore, entrare in un negozio.
Ma oggi la normalità è questa: stare a distanza, tenere la mascherina. Imparare a mettere attenzione e a non aver paura; non abbassare la guardia, ma provare gradualmente a trovare nuovi equilibri.
Oggi guardavo le persone intorno a me, quasi tutte rispettose delle norme, e mi sono sentita bene, lì fuori in mezzo a loro. Sono anche riuscita a respirare dentro la mascherina senza appannare gli occhiali, e soddisfatta di questa conquista ho realizzato quanto mi fosse mancato muovermi in mezzo al verde sotto un cielo azzurro. Oggi, il verde e l’azzurro mi hanno resa felice.
Oggi, ritornare a guardare in alto le cime dei grattacieli mi ha restituito un pezzetto di vita.
E ho pure incontrato un amico, per la prima volta dopo due mesi (che poi, sembrano pure di più). Abbiamo camminato, a distanza, ma finalmente senza un display di mezzo. Un altro pezzetto di vita che ritorna.
Oggi, sono tornata un po’ anch’io.

Sguardi urbani

Amo la città.
Cammino veloce e guardo: è uno di quei momenti in cui ogni cosa è illuminata.
A ogni passo sento la giornata alleggerirsi, e i tasselli che l’hanno formata vanno a comporsi in un insieme armonico, equilibrato.
Cammino e respiro l’aria fresca. Mi fermo per qualche scatto con l’IPhone, ma tanti altri scatti
rimangono nello sguardo: nutrono l’animo di bellezza e aprono spiragli di gioia; muovono zampillii di commozione e gratitudine per la vita che -generosa- continua a darsi.
Guardo una natura che sboccia, vive, muore, ricomincia un nuovo ciclo. Penso alle vite umane, alle culture, che fanno altrettanto.
Guardo i palazzi, testimonianze dell’opera di uomini. Segni del loro passaggio nella vita, segni di un tempo.
Cammino e guardo sconosciuti che incrociano per un attimo le loro vite, e proseguono.
Penso a quante storie si incrociano senza conoscersi, penso al passato e al futuro di ognuna.
Penso alle gioie e ai dolori, alle vite che fioriscono e a quelle spezzate, interrotte, ricucite, rappezzate. Vite. Sotto cieli che non si curano di noi ma che a volte ci curano.
Siamo piccole formiche che corrono, facilmente spezzabili, e siamo arbusti flessibili che si rialzano dopo la tempesta, in un mondo che non smette di far paura e di meravigliare.
Oggi leggerezze e fardelli convivono e colorano di infinite sfumature i miei sguardi urbani.
Amo la città.

Scende la sera

Passeggiare, guardare, farsi prendere dalla vita che scorre davanti agli occhi. Seguire i guizzi delle luci; respirare la quiete e il movimento, gli spazi di solitudine, le vite che si incrociano.
Osservare le geometrie e le persone.
La musica nelle orecchie, la Canon in mano, e tutto torna al suo posto.
Sono grata alla vita che ora c’è.

Anziani in città

La street photography non è il mio genere. Mi piace, ma mi imbarazza praticarla.
Amo , però, guardare le persone, cogliere frammenti di vita nel flusso che mi scorre incontro.
Ultimamente guardo molto gli anziani: comincio ad avere una certa età, mi sento loro affine. Mi fanno tenerezza, molto più dei bambini: loro raccolgono già tanti sguardi sorridenti e benevoli, il che non accade con gli anziani.
A me invece gli anziani piacciono, così ho iniziato a fotografarli, seppur con molte cautele.
Avevo iniziato un personale progetto fotografico: “Anziani in città”, e oggi l’ho ripreso.
Sono uscita nell’aria fredda (che per me è sempre fonte di benessere), musica nelle orecchie e Canon al collo. Ho camminato guardando la vita scorrere, sentendomi ad ogni passo sempre più in quel flusso ricco e struggente, fatto di vite alla ricerca della felicità che si dibattono nel faticoso quotidiano.
E se la vecchiaia fa paura, meglio conoscerla e farsela amica.

La luce che gioca col buio

Mi colpisce la luce che gioca col buio.


Stasera guardo la quiete della sera e i suoi sprazzi di luce, e mi sento nel cuore della vita, là dove si muove una perenne alchimia tra tristezze e gioie, tra angosce e speranze; là dove l’equilibrio tra le forze è sempre in movimento.


Guardo la vita che si affaccia nel buio, che getta i suoi raggi di luce nella notte.


Guardo la quiete dei luoghi.


Guardo la bellezza dei guizzi di luce, e la bellezza delle ombre.

Guardo queste luci nel buio e penso che siano una metafora della vita.
Un giorno dopo l’altro cerchiamo tutta la luce possibile che riesca a tenere a bada le nostre paure, e magari anche sconfiggerle per un po’.
Cerchiamo la luce nel buio, e ci aggrappiamo a lei, sperando che duri. E ogni giorno cerchiamo la luce possibile, e il possibile equilibrio.
C’è una struggente bellezza in tutto questo. E una struggente tristezza.

“Si può sopravvivere sul sentiero della conoscenza solo vivendo come un guerriero, perché l’arte del guerriero consiste nell’equilibrare il terrore dell’essere uomo con la meraviglia dell’essere uomo.” (C. Castaneda, Viaggio a Ixtlan)
Così cerco bellezza e meraviglia, ogni giorno. E che siano flebili luci nella sera, sgargianti tramonti o tersi cieli azzurri, è la luce possibile che c’è –giorno per giorno, momento per momento- a farci vivere.

Controluce

Ero sull’autobus diretta a un parco, ma un controluce mi ha catturata. Sono scesa, e ho camminato guidata dai giochi delle ombre e delle luci.
Momenti preziosi di felicità: a volte, li trovi dove non cerchi.
Più tardi, in tram, guardavo la vita intorno a me: persone di razze diverse, imbacuccate tra sciarpe, giacconi e cappelli; sacchetti della spesa e regali infiocchettati; cani scodinzolanti; sguardi assorti, assorbiti nei pensieri; chiacchiericcio che arrivava in sottofondo mentre dagli auricolari risuonavano le musiche struggenti di Bregovic.
Sono parte di questo flusso, immersa nel cuore pulsante della vita.