La luce che gioca col buio

Mi colpisce la luce che gioca col buio.


Stasera guardo la quiete della sera e i suoi sprazzi di luce, e mi sento nel cuore della vita, là dove si muove una perenne alchimia tra tristezze e gioie, tra angosce e speranze; là dove l’equilibrio tra le forze è sempre in movimento.


Guardo la vita che si affaccia nel buio, che getta i suoi raggi di luce nella notte.


Guardo la quiete dei luoghi.


Guardo la bellezza dei guizzi di luce, e la bellezza delle ombre.

Guardo queste luci nel buio e penso che siano una metafora della vita.
Un giorno dopo l’altro cerchiamo tutta la luce possibile che riesca a tenere a bada le nostre paure, e magari anche sconfiggerle per un po’.
Cerchiamo la luce nel buio, e ci aggrappiamo a lei, sperando che duri. E ogni giorno cerchiamo la luce possibile, e il possibile equilibrio.
C’è una struggente bellezza in tutto questo. E una struggente tristezza.

“Si può sopravvivere sul sentiero della conoscenza solo vivendo come un guerriero, perché l’arte del guerriero consiste nell’equilibrare il terrore dell’essere uomo con la meraviglia dell’essere uomo.” (C. Castaneda, Viaggio a Ixtlan)
Così cerco bellezza e meraviglia, ogni giorno. E che siano flebili luci nella sera, sgargianti tramonti o tersi cieli azzurri, è la luce possibile che c’è –giorno per giorno, momento per momento- a farci vivere.

Semplicemente Natale

Quest’anno sono in sintonia col Natale. Sono serena.
Mi è piaciuto andare a comprare i regali, anche se con un budget ridotto. D’altra parte, siamo tutti sulla stessa barca…
Sono riuscita a fare le cose con calma, a partecipare a poche e solo gradite cene natalizie.
Ho respirato aria piacevolmente fredda, mi sono goduta le luminarie.
Ho visto e sentito amici. Ho scambiato auguri sinceri.
Tanti momenti che possono essere intollerabilmente formali, oppure autenticamente sentiti, a seconda dello spirito che ci abita: ovviamente è capitato anche a me di sentirmi estranea alle atmosfere festanti, di sentirmi infastidita dall’invasività di luci, di folla, di rumori; di essere irritata dal traffico, dalle corse, dalle cene a cui non hai voglia di andare.
Natale ha dentro tutto questo.
Quest’anno, però, anche se ne vedo il cono d’ombra vivo più la parte illuminata. 
Sono grata al Natale, al di là della sua retorica e anche al di là della dimensione religiosa. Sono grata perché negli anni mi ha regalato tanti momenti di gioia, di festa, di calore e di affetto. E di vacanza.
Oggi sembra risuonare tutto falso e consumistico, e fa più politically correct parlarne male.
Invece io ho in me un imprinting natalizio buono e caldo, ed è questo che ogni anno spero si rinnovi. Non sempre accade, o magari solo in parte. Quest’anno si è rinnovato, e me lo godo.
In questi giorni di incontri con amici, di scambio di regali e saluti, risuonano tutti i Natali passati: gli alberi illuminati, i presepi fatti con arte e pazienza, i regali desiderati sotto l’albero, le ansie dell’attesa, le malinconie, le atmosfere cariche di emozioni e affetti, gli amici, lo sci e la neve… Tutti i Natali della mia vita sono con me e mi fanno stare bene.
E allora, da qui, da questo stato d’animo, auguro sinceramente buon Natale a tutti.

Controluce

Ero sull’autobus diretta a un parco, ma un controluce mi ha catturata. Sono scesa, e ho camminato guidata dai giochi delle ombre e delle luci.
Momenti preziosi di felicità: a volte, li trovi dove non cerchi.
Più tardi, in tram, guardavo la vita intorno a me: persone di razze diverse, imbacuccate tra sciarpe, giacconi e cappelli; sacchetti della spesa e regali infiocchettati; cani scodinzolanti; sguardi assorti, assorbiti nei pensieri; chiacchiericcio che arrivava in sottofondo mentre dagli auricolari risuonavano le musiche struggenti di Bregovic.
Sono parte di questo flusso, immersa nel cuore pulsante della vita.

Semplice saggezza

“C’è più dolore nel mondo che acqua nel mare…”
La signora è ricoverata da più di un mese: ha avuto alcune complicanze dopo un intervento, ma ora si sta riprendendo.
Ha settant’anni, e ne dimostra dieci di più. 
“Di dolore ce n’è per tutti, non mi posso lamentare. Ho avuto anche cose buone; tra cose buone e dolori, ho avuto una bella macedonia mista.
Spesso sto qui a riflettere sul male… ma mica quello mio, quello che capita anche agli altri. Ce n’è per tutti.
Mio padre ha fatto la guerra, ha conosciuto la fame. Ora qui mi portano il cibo caldo, magari non è tanto buono, senza sale, ma così ho perso anche qualche chilo. La gente qui si lamenta, ma cosa vogliono? Non sanno cos’è la fame. 
Io ho dieci nipoti, e racconto sempre a loro di mio padre, della guerra, della fame, delle fatiche per far crescere un po’ di grano e farci la farina per il pane. Mio padre lo raccontava a me e io lo racconto a loro perché sappiano apprezzare quel che hanno, perché sappiano come si viveva, perché non dimentichino, perché raccontino ai loro figli quando li avranno.
Io la mia vita l’ho fatta. Sono pronta ad andar via.”

Penso alle settantenni rifatte, mascheroni che non si arrendono al passar degli anni, che pretendono vita giovane, che considerano la vecchiaia un insulto.
Penso alle persone che si sentono sempre in credito con la vita, che pensano alla felicità come a un diritto e al dolore come un errore di percorso. 

Grazie, Maria, per la tua semplice saggezza. Spero che i tuoi nipoti non dimentichino.