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Amo la vita

Un’ora libera, in attesa, seduta al parco. A guardar rami spogli e piccole gemme. Col ritmo della città che fuori dalla recinzione corre, ma qui rallenta, quieto.
Oggi sono contenta. Senza un motivo particolare. Semplicemente contenta di essere nella mia vita, con le relazioni umane che qui abitano o transitano per un po’. Amo queste persone, compagni di viaggio. Li amo in modi diversi e con differenti gradi di intensità. Osservo le loro bellezze: sguardi, gesti, sorrisi… Quell’essere nella vita senza mettersi in posa. O quel che traspare dietro la posa. Li guardo e mi sento vicina alle loro vite, solidale con i loro percorsi.
Arranchiamo tutti sotto lo stesso cielo, ma nello stare accanto il passo si fa più lieve e la forza si condivide.
Ovviamente non vedo solo bellezza intorno a me. E poi non sono cieca e le notizie dal mondo mi arrivano. Le lascio sullo sfondo, non posso fare un granché in quegli ambiti. Torno al mio raggio di possibilità, là dove ha senso ciò che sono e faccio.
Amo la vita, con leggerezza e profondità.

Amore per la vita

“Vai un po’ fuori a prenderti un caffè, così io parlo con la dottoressa.” La signora, gentilmente e con fermezza, invita la sorella a uscire di casa. Appena sente chiudere la porta inizia a parlarmi della sue pene d’amore.
Lei ha 82 anni, lui 87.
Li separano chilometri di distanza, una malattia in fase terminale che le impedisce di starsene a casa sua, sola; li separano i rispettivi familiari che non vedono di buon occhio la situazione; li separano gli orizzonti: dalla vista della laguna che le manca tanto alla vista di casette e giardini di un hinterland milanese, anonimo per lei.

Le pene d’amore non finiscono mai.

Mi fa molta tenerezza, e sentirla parlare mi fa stringere un po’ il cuore. E mi fa pensare alla forza di questo sentimento che ci tiene in vita e ci anima anche quando le forze fisiche diminuiscono.

Un giorno una persona mi disse che l’importante non era essere amati ma amare. Una frase semplice, buttata lì in mezzo a un discorso, che si è inchiodata nella mia mente e a distanza di trent’anni è ancora ben presente nei miei pensieri. Una frase semplice che però ho compreso da adulta, e che mi è sempre più chiara vivendo.

Oggi esco da una giornata di lavoro molto pesante, una di quelle in cui -come dice Marie de Hennezel, già citata in altri post- non si esce indenni da quelle incursioni nel cuore della sofferenza altrui.

Esco nell’aria fredda e nel cielo azzurro carico di nuvoloni e respiro a fondo. Annuso il profumo dell’aria carica di tigli e di gelsomini, guardo i verdi delle fronde degli alberi, dell’erba. Respiro la bellezza intorno a me, respiro la vita che scorre.

Lì, sotto quel cielo, sento di amare la vita, e sento che quell’amore mi tiene in piedi, mi aiuta a reggere il confronto con così tanto dolore. Mi aiuta a stare accanto a persone sofferenti, a dialogare con loro senza farmi portare via da quelle emozioni così forti. Sono lì, al meglio delle mie possibilità, con tutto ciò che riesco a mettere di me stessa. Sono lì con loro, perché possano sentire di non essere soli e che qualcuno raccoglie la loro storia.

Amo la vita, intensamente, profondamente. Ogni briciola di vita. La bellezza intorno a me mi ridà fiato. Ma mi dà fiato anche la bellezza delle vite che incontro.

Stasera, nella quiete di casa, ricomponendo le emozioni attraverso la scrittura, sento che la vita scorre e che ogni cosa è al suo posto. Che non è necessariamente né il miglior posto possibile, né quello giusto, ma è quello che ci ritroviamo a dover vivere. Lì cerchiamo di fare la nostra parte, di riempirla di significato, di starci dentro con dignità.

Amo la vita con un’intensità che solo il confronto col dolore è capace di farmi provare. E’ un’intensità grave, che mi spinge nel cuore della vita. E’ uno dei colori dell’amore per la vita, non il solo. Amo la vita quando sono felice, quando vedo la bellezza, quando ascolto Bach, quando condivido qualcosa con mio marito, con gli amici, con le persone care. Tanti colori, caldi.

Il colore dell’amore in giornate come oggi è unico. Mi fa avere meno paura.

Che senso ha?

“Che senso ha tutto questo dolore?”

L’uomo abbassa la testa e si accascia sulla sedia. “Ha saputo la brutta notizia?” “Sì, ho saputo…”  Brevi parole, pesanti come un macigno che schiaccia: ripresa di malattia.

Là fuori c’è il sole, il cielo è azzurro, i nuvoloni nordici corrono; ci sono i ragazzi dell’università -futuri medici, futuri infermieri- che ridono e scherzano, fumano, si atteggiano a grandi.

Pochi metri da noi a loro, un abisso di distanza emotiva. E in mezzo altri naufraghi su carrozzine, naufraghi che spingono deambulatori, familiari che ostentano coraggio, speranza, buon umore.

La riabilitazione neuromotoria è un luogo che fa riflettere sulla vita.

Incrocio sguardi persi, perché la coscienza che li guida è in parte svanita; sguardi smarriti, arrabbiati, combattivi, tristi; qualche volta allegri. Più dei corpi danneggiati, sono proprio gli sguardi che mi colpiscono, qui. Stringono il cuore. A volte passo senza guardare troppo.

“Che senso ha tutto questo dolore?” Ha il senso che riusciamo a metterci noi.

Rilke risuona sempre nei miei pensieri: “Noi, che sprechiamo i dolori…”

Cerco di non sprecarli, i miei e i loro. Ne faccio amore per la vita.

Ne faccio raccoglimento, preghiera laica.

Li porto con me nel traffico cittadino, sotto questi nuvoloni che nel frattempo si sono scuriti, nel supermercato affollato dell’ultima spesa per la cena.
Mi fanno sentire la vita.

Torno a casa quieta e concentrata.