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C’è così tanta bellezza

Questo post è una riflessione messa in moto da un video pubblicato da Mr.Incredible (lo trovate qui).
Quel video mi parla di un sentimento della vita che mi appartiene e che mi fa bene ogni volta che lo ritrovo, nelle sue pur varie forme. È quello della bellezza incarnata in un’immagine, bellezza naturale o artistica. Lì sentimento e spirito viaggiano insieme, e uno dà vita all’altro.
Come quando rimaniamo incantati a guardare un tramonto infuocato, la linea dell’orizzonte marino o la maestosità di montagne innevate.
Sono momenti in cui il senso di trascendenza si manifesta come esperienza emotiva, sentimento dell’anima.
Spirito, anima, corpo vivono insieme facendo vibrare ciascuno le sue corde, in un’armonia che cura il dolore.
Sono tante le esperienze di bellezza. Possibili per ogni nostro senso, non solo per la vista.
E possibili in ogni momento, in ogni contesto che attraversiamo.
Perché la bellezza di cui parlo non è un’esperienza estetica, ma dello spirito. E può riguardare anche il dolore.
Non voglio essere fraintesa. Il dolore non è bello.
Eppure in alcuni momenti della vita l’esperienza del dolore si trasforma in comprensione, in un attimo di illuminazione, in un distillato di consapevolezza, in un’intuizione vitale.
E lì c’è bellezza. Incarnata e sudata, sofferta e conquistata con tutte le forze disponibili.
In quegli attimi, così come negli attimi di meraviglia e stupore difronte a un albero centenario, a un cielo mozzafiato, a una statua di Michelangelo, a un dipinto di Van Gogh, noi percepiamo il dono della vita, la sua ricchezza, ciò che ci nutre e ci sostiene. Lì sentiamo che la vita ha senso e che vale la pena vivere.
A volte mi capita di provare qualcosa di simile in colloqui particolarmente intensi con le persone, pazienti o amici che siano. La condivisione profonda di un pezzetto di vita è ciò che mi fa amare moltissimo il mio lavoro, le relazioni con gli amici, il dialogo con blogger sconosciuti. C’è così tanta bellezza intorno…
Ricordate questa frase? In American beauty, la diceva il ragazzo che riprendeva con la telecamera il volo di una busta di plastica mossa dal vento:
“Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica. E c’è elettricità nell’aria. Puoi quasi sentirla… mi segui? E questa busta era lì; danzava, con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita, dietro a ogni cosa. E un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai. Vederla sul video è povera cosa, lo so; ma mi aiuta a ricordare. Ho bisogno di ricordare. A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare.”
Nel film, in effetti, il cuore, o meglio il cervello del ragazzo, frana.
Però quel sentimento che narra mi è rimasto impresso negli anni. La bellezza si può manifestare anche in una busta di plastica mossa dal vento. Dipende dal nostro sguardo, dalla vita che ci abita e che mettiamo in quello sguardo.
La vita è qui e ora, perché qui e ora c’è già tutto ciò di cui abbiamo bisogno per trovare senso al nostro vivere.
Nulla a che vedere con la felicità e il dolore, che sono mezzi, strade che ci conducono allo scopo del viaggio: incarnare il senso della nostra esistenza.

Ramo fiorito

Scorre un quotidiano un po’ sordo… Nuoto in superficie, una bracciata via l’altra; giornate che si susseguono ritmicamente e passano veloci, lasciando poche tracce significative. Non è proprio il grigio uniforme dei cieli di questi giorni, ma siamo lì.
Stamane, a interrompere il grigio piatto, è arrivato un ramo fiorito che mio marito mi ha lasciato sul tavolo come buongiorno. Un bel buongiorno, che dava pure l’avvio all’ultimo giorno lavorativo prima della pausa pasquale.
Ora è sera. Sto accucciata sul divano, in ascolto della pioggia battente e del rumore dell’acqua schizzata dalle auto di passaggio. Ho bisogno di fermarmi, di lasciare la superficie per nuotare più in profondità. Comincio da qui: dal divano, dalla quiete, dalla tastiera che traduce stati d’animo in parole. Parole ancora un po’ incerte, vaghe, desiderose di agganciare piccole trame preziose, sensazioni da condividere. Ma che al momento cercano, più che trovare.
Parole come gradini che scendono nelle stanze dell’anima. Qui le porte hanno cardini un po’ arrugginiti e si aprono con difficoltà, lasciandomi fuori a sbirciare.
Per ora, sto qui. Tra la pioggia e il ramo fiorito.

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Giorno della memoria

“… Nessuno può sapere quanto a lungo, ed a quali prove, le sua anima sappia resistere prima di piegarsi o di infrangersi. Ogni essere umano possiede una riserva di forza la cui misura gli è sconosciuta: può essere grande, piccola o nulla, e solo l’avversità estrema dà modo di valutaria.”

Primo Levi, I sommersi e i salvati

A un amico

Ci sono dolori che abitano l’anima e non si fanno vedere. Lavorano in profondo, in spazi invisibili, inaccessibili. Da lì fanno salire grumi di malessere, spifferi avvelenati che intossicano lo spirito, vortici che assorbono le forze e le trascinano giù.

Navighi su quel malessere. Non riesci a difenderti da un nemico che non conosci, di cui non riesci a vedere il volto, né le forme che gli danno vita.

Notti di tristezza e desiderio, di stanchezza che non ti fa dormire; giorni nebbiosi che un quotidiano necessario tiene a galla e conduce in porto.

Solo, incroci solitudini disperate che non sanno di esserlo. Le loro sì, son disperate, la tua no. La tua ti accompagna nel viaggio.

Hai rimandato il confronto, hai corso veloce, ti sei distratto, ti sei agitato per confondere le acque e allontanare la visione. Ora è il novembre dell’anima, che fa cadere le foglie più sgargianti e obbliga a seguire i sentieri della linfa profonda.

Rilke, La discesa di Cristo all’inferno: “…Egli avanzò. Tornato. / Senza respiro stiè: su questa vetta, / senza ringhiera. Ed in possesso, alfine, / d’ogni Dolore, – assortamente, tacque.”

Silenzio e solitudine compagni di rinnovamento. Passaggi dell’anima che cambiano la vita. Svolte.

Buon viaggio, amico mio. Io, insieme ad altri fidati compagni di strada, sono accanto a te.