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Oggi non è un giorno qualunque 

La sveglia, messa con abbondante anticipo, suonerà tra un’ora, ma io sono decisamente sveglia… ho dormito ben poco stanotte. E dire che ieri sera ero anche tranquilla, ma il sonno si è fatto comunque desiderare. E ora son qui, avvolta nel silenzio e nella quiete, ad ascoltare le onde emotive che arrivano sulla riva. Mi tornano in mente tanti momenti di vita, tante tappe di un percorso che mi ha portata qui, a sposarmi tra qualche ora. Dopo undici anni di convivenza. E dopo tutti questi anni, oggi rinnoveremo quel sì che diciamo ogni giorno: un sì all’altro, un sì alla vita. Perché nel dire quei sì l’amore è cresciuto nel tempo, nel dire quei sì nei momenti difficili si è rafforzato e ci ha nutriti, ha limato spigoli e curato ferite; ci ha resi individui migliori.

Ecco, nelle onde emotive di questi momenti, c’è anche il desiderio di testimoniare una possibilità: leggo spesso affermazioni ciniche o perlomeno disincantate sulle relazioni di coppia. Come se non ci fosse scampo tra l’innamoramento che brucia e si esaurisce e la routine grigia, quando va bene.

Ma la via c’è, ed è percorsa da tantissime coppie che attraversano gli anni insieme e affrontano le fatiche della vita senza inacidirsi, aiutate dall’amore reciproco. E quando il cielo si fa più buio e i nuvoloni preparano quei temporali che ti fanno dubitare e ti allontanano dall’altro, allora esplorano le terre della pazienza e del rispetto, dell’attesa e della fiducia.

Recentemente ho letto in rete un proverbio: “If you want to go fast, go alone. If you want to go far, go together.”

Oggi compiamo un altro passo insieme. Ora mi alzo e vado a farmi bella.

Il muro

Torno a casa e ho in mente un racconto di Solzenicyn che ho molto amato: “Una giornata di Ivan Denisovic”. Vita in un campo di lavoro in Siberia.
Quel racconto mi è caro per un episodio che viene raccontato. Vado a memoria, perché non ritrovo più il libro, e sono passati molti anni da quando l’ho letto…

I prigionieri devono costruire un muro che non serve a nulla, e che è già stato iniziato da qualcuno, in malo modo. Si mettono a tirarlo su bene, e alla fine della giornata, quando è ora di far ritorno al campo, è rimasta ancora molta calcina, che il protagonista non vuole sciupare. Così si dà da fare per finire la calcina e portare avanti il muro nel modo migliore possibile. E alla fine è soddisfatto della sua giornata, che è passata velocemente, quasi troppo in fretta perché a quel lavoro ci aveva preso gusto.

Ecco, quel muro inutile tirato su alla perfezione è un’immagine bellissima e commovente.
Mi ha sempre parlato del fare al meglio ciò che possiamo e dobbiamo fare. Mettendoci del nostro. Questo spazio di assunzione di responsabilità individuale è uno spazio di libertà.

La vita ci mette in tante situazioni in cui non vorremmo mai ritrovarci; ci costringe in confini e limiti che ci fanno soffrire. Però, lì, in quegli spazi che sembra non ci appartengano, possiamo provare a mettere qualcosa di nostro, qualcosa che sia il nostro impegno possibile, ciò che riusciamo davvero a fare.

Perché la differenza tra sentirsi vittime e sentirsi individui liberi sta proprio lì, in quello spazio di assunzione di responsabilità, dove ciascuno sceglie di dire di sì alla vita. Come può, con quel che ha, con quel che c’è.

Ora sono qui a scrivere e penso al pezzetto di muro tirato su oggi.

Penso alla signora che si è sempre mostrata forte e che in lacrime mi dice che è proprio stanca, che non ce la fa più; penso all’uomo sdraiato supino in un letto, ancora inconsapevole che dal collo in giù ciò che non muove non si muoverà più, che mi parla della musica che ama, e che per passare il tempo segue spartiti sul soffitto, e lì compone musiche che un giorno -crede-tornerà a suonare.

Il mio muro è fatto di parole, ascoltate e dette. Non è sempre dritto come dovrebbe, o come potrebbe essere. Ci sono giorni in cui è più difficile essere “centrata”, giorni in cui la mente e il cuore sono un po’ altrove, e faticano a rientrare lì. Anche questo è muro.

E domani, sarà un altro giorno, altri mattoni, altra calcina a tenerli su.