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La vita si dà

Stamane, nel mio consueto passaggio da una palazzina all’altra dell’ospedale, ho scorto le prime tracce d’autunno.
Il cielo era azzurro, il sole caldo, avevo appena parlato con una collega in partenza per le vacanze: nell’atmosfera estiva, un po’ nascoste dalla chioma verde, ecco le prime foglie rosse.

Metafora della vita, eterno fluire del Tao. Un principio ha in sé i semi del suo opposto.
È bene ricordarselo, per navigare nelle acque complesse della vita.
Nulla è statico, gli equilibri son sempre dinamici, in divenire. A volte è faticoso, altre volte consolante.
Più tardi, un’altra immagine ha colpito il mio sguardo:

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Simmetrie, armonie che appaiono così, mentre stai camminando e non le stai cercando.
La vita si dà. In ogni momento.

Serenità domenicale

Oggi serenità è il profumo di pane che si spande per casa, mischiandosi a quello dei biscotti che si raffreddano accanto a una buona torta bicolore fatta ieri.
Mi piace impastare, mischiare gli elementi e vedere come si trasformano attraverso il lavoro, il tempo di riposo, la cottura. Mi piace sfornare, anche oggi col sudore che appiccica i vestiti.
Meno intenso, c’è anche il profumo della tisana che si sta raffreddando per poter essere messa in frigo e rinfrescare questi pomeriggi assolati dalle tapparelle un po’ abbassate. Estate è la casa in penombra.
Mi piacciono i gesti del prendersi cura, che passano anche attraverso pane, torte e tisane. Anche così mi prendo cura del benessere familiare.
Ora, poi, serenità è stare sul divano a leggere, a scrivere.
È il silenzio intorno, la tranquillità che cala anche nell’animo.
È stare ferma per assaporare quel filo d’aria fresca che riesce a superare la barriera del caldo.
È mio marito che fa le sue cose in un’altra stanza. Vicini nell’essere immersi ciascuno nella propria attività.
È prendere fiato dalla settimana, e prepararsi a quella che viene.
Rallento, e lascio che mi prenda il ritmo della quiete.

Senza prestigio né bellezza

Cala la notte su una giornata normale.
In “Pietr il Lettone”, Simenon descrive un inseguimento a piedi di Maigret, tra scogli e pozze d’acqua, in un percorso accidentato: “Sono momenti in cui è meglio non essere visti. Si abbozzano gesti ai quali non si è preparati, si fallisce ogni tentativo, come cattivi acrobati. Ma si avanza, diciamo così, per forza di inerzia. Si cade e ci si risolleva. Si arranca, senza prestigio né bellezza.”
Ecco, oggi mi sento un po’ così. Ho arrancato senza prestigio né bellezza. Senza lampi di luce né ondate di buio. Fatiche del quotidiano sordo, che tolgono forze senza rigenerarle. Poi è luglio e la stanchezza dell’anno si fa sentire.
E stasera son tornate pure le zanzare.
Cara estate, non sei proprio la mia stagione.