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Come quando sei triste a Natale, ovvero l’umore ai tempi della crisi.

Oggi sfoglio il giornale e provo fastidio di fronte a pubblicità che reclamizzano prodotti inaccessibili alla maggior parte della gente, ad articoli su dove passare il weekend a prezzi ancor più inaccessibili, a foto di modelle troppo magre, dagli sguardi vuoti, con abiti che sulla maggior parte delle donne starebbero malissimo.

Provo fastidio perché ho appena letto pagine che raccontano la crisi, i suicidi per problemi economici, le difficoltà della gente comune, il dolore di chi ha perduto persone care sotto le macerie di un terremoto.

Non sono una bacchettona, non penso che dovremmo cospargerci tutti il capo di cenere e bandire qualunque leggerezza, però troppo scollamento dalla realtà vissuta dai più è francamente fastidioso.

Con questo non voglio dire che i giornali non dovrebbero pubblicare certe notizie o pubblicità. Dico solo che non sono io in sintonia. Come quando sei triste a Natale. Sei contornato da luci, pacchetti colorati, famiglie sorridenti e festanti che escono dagli spot pubblicitari, decorazioni luccicanti, e tu sei altrove. Tutta quella festa non ti appartiene. Mica vorresti eliminare il Natale per gli altri. Solo che tu non sei lì. Solo che vorresti rispetto e attenzione anche per il lato d’ombra della luce.

Ecco, oggi sono raccolta in me e in sintonia con le fatiche umane. Con chi lotta per provare a salvare la propria azienda dal fallimento, con chi lotta per alzarsi dalla sedia a rotelle, con chi lotta per far quadrare l’impossibile bilancio familiare.

Mi sento ruvida e sgarbata (interiormente) verso la signora con evidenti passaggi di chirurgia estetica sul viso che vicino a me in palestra racconta delle 2 ore passate a fare Gag (gambe-addome-glutei) perché vuole essere uno schianto quest’estate. Non dico nulla, ovviamente; manco la conosco, però penso che dovrebbe impiegare meglio il suo tempo, e arrendersi all’implacabile passaggio del tempo sul suo corpo.
Sono giudicante, lo so. Ma stamattina va così, non mi sento affatto tollerante. Oggi risuono con l’umore al tempo della crisi, con l’umore al tempo del dolore.

Sera

Gravata di quotidiano, di normali fatiche da tutti i giorni.
Sull’onda della stanchezza, una cappa avvolge le persone e le loro vite, e tutto risuona come peso.
Ricerco l’equilibrio tra angoscia e meraviglia, tra pesantezza e leggerezza. È un filo sottile che oscilla, e mi lascia nell’anima il sapore degli estremi che sfiora.
Oggi queste fatiche non riguardano me, ma le vite altrui che incrocio. Oggi riverberano anche gli sguardi colti al volo per un corridoio.
E ora scrivo per far fluire, per restituire all’aria gli stati d’animo che mi attraversano.
Li ricompongo in nuova forma attraverso le parole. Sono le mie preghiere laiche.
Il filo sottile smette di oscillare e trova quiete. Sto composta in me, ora posso andare a dormire.

Il venditore di almanacchi

In questi giorni, nell’atmosfera dell’anno che volge alla fine, ho ripensato al Dialogo di un venditore di almanacchi di Leopardi, e sono andata a rileggermelo.

Passeggere: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo? Venditore: “O illustrissimo, sì, certo”. (…)

Passeggere: “…Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi anni?” Venditore: “Signor no, non mi piacerebbe”;  (…) Passeggere: “Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?” Venditore: “No in verità, illustrissimo”. Passeggere: “E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?” Venditore: “Cotesto si sa”. (…)

Passeggere:”Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?” Venditore: “Cotesto non vorrei”.

Oggi, dico anch’io le stesse cose. Non avrei nessuna voglia di rivivere il passato: non esiste un solo anno che non abbia portato con sé le sue fatiche, fatiche che non avrei nessuna voglia di ripercorrere. Peraltro, non rivivrei neanche i momenti belli. Sono passati: io non sono più lì, e non sono quella che ero allora.

Anch’io spero che l’anno che viene possa essere migliore: questo è stato davvero molto impegnativo. E ho comprato i calendari 2013 con lo spirito di ogni anno, di attesa e speranza.

Anch’io penso che la vita sia bella, aggiungo però bella e terribile.

E dunque, mi avvio verso il nuovo anno fiduciosa, e mi auguro di riuscire a trasformare in senso il dolore, in crescita le fatiche, in vita i sacrifici. E mi auguro di riuscire a godere, a non sprecare le possibilità di gioia e le bellezze.