Archivi tag: Irreversibile

Inverno

Ho visto spegnersi i colori dell’autunno. Lentamente, un giorno dopo l’altro, gli alberi si sono mostrati nella loro essenza: rami disegnati contro il cielo, linee sinuose, intrecci.
Li guardo sempre, affascinata dalla loro bellezza austera, priva di fronzoli.
Mi fanno pensare alle persone che mostrano le loro rughe con autenticità, che portano i segni del tempo con semplice e naturale eleganza.
L’inverno, nel mio mondo interiore, porta quiete. Mi accompagna in luoghi di riflessione, mi fa attraversare sottoboschi emotivi che sanno di nostalgia e serenità, mi fa guardare con occhi nuovi le foglie cadute. Mi fa sentire le foglie cadute, le porte che si sono chiuse, le strade che non ho preso. Le vedo distintamente, tappeto di foglie che non sono più e che non torneranno. Altre verranno, si spera, ma quelle no, non più.
Non ho mai avuto rimpianti, e non ne ho ora. Però oggi la percezione delle rose che non ho colto ha un sapore diverso. È più lucida e, in un certo senso, più irreversibile. Lo so che non esiste il “più” irreversibile, eppure l’espressione mi sembra che racconti ciò che provo.
Non si possono varcare tutte le porte, mentre ne apriamo una se ne chiudono altre, e mai sapremo come sarebbe stata la nostra vita se… La forma che abbiamo è fatta di limiti che tracciano i nostri confini: il limite delimita, ordina il caos, e nel dare quell’ordine, quella forma, scarta possibilità, taglia occasioni, non nutre potenzialità, non esplora altri territori. Inevitabile. Irreversibile.
Fino ad ora, il sentimento che accompagnava queste considerazioni è sempre stato di tranquilla consapevolezza, di senso di identità e unicità. Ora, si aggiungono nuove sfumature. Guardo le foglie cadute e sento che non torneranno più. Guardo le foglie che non sono state e sento che non saprò mai come avrebbero potuto essere… Sento le mancanze e i limiti, sento che sono il prezzo pagato all’essere ciò che sono. È il sentire di chi vede accorciarsi l’orizzonte.
Non ho rimpianti, sono grata alla vita per come è andata finora. Va bene così.
I rami che si stagliano nel cielo sono bellissimi.

Il senso dell’irreversibile

Quando la sera sono stanca e non riesco né a leggere né a scrivere, ho un asso nella manica: le Ted Talks. Vago tra i titoli finché non ne trovo uno che mi ispira, poi mi metto comoda e ascolto. Anzi, dato,il mio pessimo inglese, leggo i sottotitoli mentre ascolto.
Stasera sono capitata su questa:
http://www.ted.com/talks/kathryn_schulz_don_t_regret_regret?utm_source=email&source=email&utm_medium=social&utm_campaign=ios-share

Mi è tornato in mente il mio primo rimpianto. Avrò avuto cinque o sei anni. Un giorno, non ricordo assolutamente perché, presi una biro e scarabocchiai il volto di una bambola. Pensavo che gli scarabocchi sarebbero andati via, e invece non fu così. Piansi. Avrei voluto tornare indietro, riavere la mia bambola di prima. Impossibile. Il danno era fatto, incancellabile.
Avevo fatto la mia prima esperienza consapevole di irreversibilità. Me la ricordo ancora adesso.
Nella vita attraversiamo tante esperienze in cui il senso di irreversibilità ci provoca dolore, rabbia, disperazione. Eppure, sono quelle che danno forma alla nostra vita.
I segni non si cancellano. Possiamo solo provare a integrarli in un disegno, in una forma. Non quella che avremmo voluto, ma quella che c’è, possibile.
Ho imparato ad amare la realtà. E la trovo più ricca e sorprendente dei sogni.

È andata così

“È andata così”. Oggi questa frase mi risuona in testa.
Il senso dell’irreversibile: è andata così. Avrebbe potuto andare in tanti altri modi, ma è così che è andata, questa è la direzione che la vita ha preso. Irreversibile.
Lo sappiamo, e spesso questa è una semplice presa d’atto, una constatazione indolore.
Ogni tanto, però, questa consapevolezza s’incarna facendoci toccare con sensibilità acuita i bordi del limite.
A volte fa male, a volte è stupore, resa, ferita cicatrizzata.
Comunque irreversibile.
Guardo alcune porte chiuse che hanno dato forma alla mia vita. Perché l’irreversibilità dà forma.
Nel bene e nel male, e non si sa mai cosa scatenerà l’uno o l’altro, o entrambi.
E quella forma è la nostra opportunità nel mondo. Da vivere, come riusciamo.
È andata così: non possiamo cambiare il passato, ma solo cercare di amare il nostro percorso. Lì c’è il valore, lì c’è senso. Lì siamo noi: non le rose che avremmo potuto cogliere, ma quelle che abbiamo colto. A differenza di Gozzano, amo le rose che colsi.