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Il sabato della città

Sabato è proprio una giornata a sé: la più bella della settimana, giusto per scomodare Leopardi.
Se poi il cielo è azzurro, terso, l’aria è fresca, la temperatura piacevole, allora è felicità.
Cammino e guardo chi incontro: una giovane donna in gravidanza, passo da ultimi mesi, cane al guinzaglio, marito accanto col giornale sottobraccio. Immagino la loro vita. Più avanti il dehors di California Bakery offre profumi di croissant e pancakes, vocio dei giovani del brunch, volti senza rughe e apparentemente senza pensieri, animati da conversazioni che non risuonano di gravità.
Una coppia anziana sottobraccio avanza tranquillamente, una famiglia con bambini piccoli cerca di tenere a bada il più grandicello sgambettante.
Le diverse età della vita. Io sento la mia, e ci sto bene.
Cammino con Geminiani nelle orecchie, l’IPhone in mano a raccogliere qualche pensiero, e la mia vita nel cuore. Quieta, profonda, fluisce come fiume placido. Che sa di essere, consapevole della sua forza.
Come sempre in momenti come questo, tutto sta. Presente con i suoi pesi e le sue leggerezze. Pesi e misure.
Pensieri nella testa, tanta vita nello sguardo, un nuovo aroma di caffè nella borsa. Sabato.

Il venditore di almanacchi

In questi giorni, nell’atmosfera dell’anno che volge alla fine, ho ripensato al Dialogo di un venditore di almanacchi di Leopardi, e sono andata a rileggermelo.

Passeggere: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo? Venditore: “O illustrissimo, sì, certo”. (…)

Passeggere: “…Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi ultimi anni?” Venditore: “Signor no, non mi piacerebbe”;  (…) Passeggere: “Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?” Venditore: “No in verità, illustrissimo”. Passeggere: “E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?” Venditore: “Cotesto si sa”. (…)

Passeggere:”Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?” Venditore: “Cotesto non vorrei”.

Oggi, dico anch’io le stesse cose. Non avrei nessuna voglia di rivivere il passato: non esiste un solo anno che non abbia portato con sé le sue fatiche, fatiche che non avrei nessuna voglia di ripercorrere. Peraltro, non rivivrei neanche i momenti belli. Sono passati: io non sono più lì, e non sono quella che ero allora.

Anch’io spero che l’anno che viene possa essere migliore: questo è stato davvero molto impegnativo. E ho comprato i calendari 2013 con lo spirito di ogni anno, di attesa e speranza.

Anch’io penso che la vita sia bella, aggiungo però bella e terribile.

E dunque, mi avvio verso il nuovo anno fiduciosa, e mi auguro di riuscire a trasformare in senso il dolore, in crescita le fatiche, in vita i sacrifici. E mi auguro di riuscire a godere, a non sprecare le possibilità di gioia e le bellezze.