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Verde, blu. E anche giallo.

Sabato mattina dal parrucchiere, e mentre aspetto che il colore faccia il suo dovere, coprendo il grigio che avanza, ascolto la conversazione tra due giovani donne. Parlano di libri letti, storie d’amore e di passione. Una legge all’altra qualche frase, e mi viene da sorridere. Un altro mondo.
Ci separano una ventina d’anni, a occhio… E le parole che raccontano i nostri anni non potrebbero essere più diverse: le loro suonano rosse, tutte emozione e pancia aperta. Parole che trasudano sentimenti compiaciuti del proprio essere forti, accesi, indomabili. Parole orgogliose della propria superiorità, convinte di essere loro sole nel vero, loro sole capaci di raccontare le pieghe profonde dell’anima e della vita, quella vera. Loro sole capaci di testimoniare le temperature vulcaniche dell’anima. Conosco quelle parole. In parte, sono state anche le mie.
Oggi, però, le mie parole sono verdi. Sono fatte di giallo e blu: di caldo vitale e freddo riflessivo, che spazia dall’azzurro pallido del cielo al blu della notte o del mare profondo. Insieme, a scaldare l’uno e a stemperare l’altro. Integrati in sfumature variabili.
I picchi rossi appartengono ad altre epoche, fortunatamente passate. Non li rimpiango, anzi; ci ho guadagnato in varietà e sfumature, e in libertà. Non la prigionia di una monocromia, ma il gioco e il viaggio tra i colori. Anche faticosi, a volte. Scuri, pesanti, toni sovrapposti che rendono sorda la tela di fondo…
Ma quando da quei colori mi riapro al calore e alla leggerezza, ecco, allora quei gialli e quei verdi risuonano dell’esperienza vissuta, si sfumano col ricordo della notte.
Amo i verdi, amo i blu. E poi i gialli. Amo i rossi stemperati dalla vita, dai blu della riflessione e dello spirito.
Maturità è vivere e fluire in più ampi spazi interiori, con tutte le sfumature che li abitano. È tenere insieme le contraddizioni, la complessità. Gravità e leggerezza. È non avere troppa paura, pur sapendo. È affidamento alla vita, consapevole, conquistato a suon di resistenze che alla fine, esauste, mollano.
Da lì, è sinfonia di colori.

(L’immagine è tratta da internet, ed è la tabella Pantone 2014)

Condividere la maturità

Nel libro “La cura Schopenauer” di Irvin D. Yalom uno psichiatra scopre di avere un melanoma che gli lascerà più o meno un anno di vita. Si chiede allora come dovrà passarlo, e nelle sue riflessioni riprende in mano lo Zarathustra di Nietzsche: “Per quanto Zarathustra esaltasse, persino glorificasse la solitudine, per quanto richiedesse l’isolamento per poter generare grandi pensieri, egli era ciò non di meno impegnato nell’amare e nel sostenere gli altri, nell’aiutare gli altri a perfezionare e trascendere se stessi, nel condividere la sua maturità. Condividere la sua maturità: questo colpì nel segno.”

L’altra mattina, leggendo “Come io vedo il mondo” di Einstein, mi sono imbattuta in queste riflessioni: “Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende anzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza di altri individui.”

E ancora, nel paragrafo Perché viviamo: “… siamo qui per gli altri uomini (…). Ecco il mio costante pensiero di ogni giorno: la vita esteriore ed interiore dipende dal lavoro dei contemporanei e da quello dei predecessori; io devo sforzarmi di dar loro, in egual misura, ciò che ho ritenuto e ciò che ancora ricevo.”

Queste parole muovono profonde risonanze in me. Anch’io sento una forte spinta -e questo blog è una delle forme in cui si riversa- a condividere la mia maturità, a rimettere nella vita ciò che la vita mi ha donato e ciò che è frutto delle mie esperienze.

Ho bisogno di far fluire da me, di non trattenere, di mettere a disposizione. E’ un mio bisogno, fa bene a me. Ed è un bisogno, forse addirittura un istinto, di ciascun essere umano, che poi ognuno  declina, più o meno, secondo le sue caratteristiche e i suoi talenti.

Dare forma all’istinto altruistico fa star bene. Nella solitudine e nel silenzio raccolgo le forze, ma poi cerco di metterle nella vita, e fondamentalmente nelle relazioni. Questo mi rende felice, è fonte di benessere.

Mi sento come nella scena finale di 8 1/2 di Fellini, che mi commuove sempre ogni volta che la rivedo: tutte le persone della mia vita sono con me, e con questo girotondo interiore che mi scalda e mi dà forza, vado nel mondo. Buon 2013 a tutti!