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Stare in ciò che c’è

C’è sempre un altrove più desiderabile, o anche solo un altrove che ci sembra più sostenibile. E c’è spesso anche il pensiero di poter avere un giorno dei rimpianti, per non essere riusciti a fare quel che pensavamo, per non essere riusciti a vivere la vita che avevamo immaginato, desiderato.
Però bisogna sforzarsi di amare la propria vita così com’è. Amarla perché non c’è un altrove realistico, altrimenti sarebbe realtà. Siamo dove possiamo, dove riusciamo ad essere.
Dobbiamo mettere impegno per amare ciò che c’è. Perché in quel che c’è, quando lo amiamo, c’è più di quel che sembra: come quando guardi e vedi, e tutto si illumina di nuova luce.
In quel che c’è ci sono tutte le nostre imperfezioni, le frustrazioni, le fatiche, le lotte. E ci sono i sorrisi, le piccole meraviglie quotidiane, gli affetti, l’amore.
Ogni cosa è illuminata, se l’amiamo.
Per questo la fotografia è così importante per me: perché mi aiuta a illuminare la realtà, ciò che ho sotto gli occhi in ogni momento, e in questo trovo una profonda felicità.
Quando amo, la vita ha senso, e non ci sono altrove, c’è l’oggi col suo carico di luci e ombre, e va bene così.
Siamo sempre in corsa verso qualche meta lontana, o per star dietro a tutti gli impegni che gravano il quotidiano, e questa corsa spesso ci travolge, ci rende difficile vedere ciò che c’è, ci imprigiona nella ruota del criceto di cui parlavo in un post precedente.
In questo inizio d’anno faccio esercizio di rallentamento, cerco di stare in ciò che c’è.
Sto e guardo. Sto nelle imperfezioni e nelle mancanze, ma sto anche nella ricchezza e nella meraviglia, cercando l’equilibrio possibile di giorno in giorno.
Così, capita di guardare un palazzo normale, e di trovarlo bellissimo. Come la vita.

Fotografare

Sono un’introversa, e lo sono anche quando fotografo. Amo il guardare filtrato dai miei stati d’animo, attività contemplativa che unisce il mondo interiore con quello esterno. Dentro e fuori si intrecciano per dare vita a uno spettacolo che mi incanta e che guardo scorrere con meraviglia.
Accade che ogni cosa sia illuminata quando i due mondi cantano insieme. Il cielo può essere grigio, ma è un grigio bellissimo.
Quando cammino per guardare non sono un’osservatrice intenzionale: seguo ciò che mi colpisce, che mi arriva; mi faccio portare dallo sguardo.
E quando inquadro, i limiti della cornice danno nuove forme a ciò che vedo. Come sempre, il limite dà forma.
Camminare, guardare, inquadrare, sono attività che mi rendono felice. Le foto che faccio mi rimangono dentro, è lì il vero archivio.
Ogni volta che ciò che guardo si trasforma in un’immagine per me significativa e si fa foto, quell’immagine rimane stampata in me. Vive.
Ho fotografato tantissimi alberi, soprattutto in inverno, quando i rami spogli mostrano la bellezza delle loro forme armoniche. Ogni volta che guardo un albero ricordo le foto fatte. E quelle foto vivono ogni volta che ne guardo uno, anche senza macchina fotografica. Averle fatte ha cambiato il mio modo di guardarlo.
Non ci bagniamo mai due volte nello stesso fiume.
Ogni scatto ha cambiato il mio modo di guardare, arricchendolo.
E anche per questo amo fotografare scorci quotidiani: mi aiutano a cogliere e ad arricchire ciò che vedo ogni giorno. Il quotidiano non è noioso, è il mio viaggio continuo e stupefacente nella vita.