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Orizzonti

Viviamo tutti sotto lo stesso cielo,
ma non tutti abbiamo il medesimo orizzonte.
Konrad Adenauer

Qualche giorno fa ho riletto il post di Marina Sozzi (http://www.sipuodiremorte.it/ho-un-cancro-si-puo-dire/) e ho pensato a queste parole…
Sotto il cielo della malattia, gli orizzonti individuali sono davvero molto diversi.
La condivisione di Marina testimonia un modo possibile di percorrere una strada difficile, apre un orizzonte che allevia un po’ l’angoscia.
Certo, non è possibile sapere quale potrà essere la nostra reazione a un duro colpo della vita: e non penso solo alle malattie, ma ai tanti eventi dolorosi e pesanti che che nell’arco di una vita prima o poi incontriamo. Saremo forti abbastanza per reggere all’urto? Sapremo affrontarli senza venirne distrutti? Le esperienze vissute, le riflessioni fatte, ciò che avremo maturato, le risorse che avremo coltivato, ci sosterranno?
Non possiamo saperlo in astratto, lo scopriamo vivendo, calati nelle situazioni concrete.
Possiamo costruire la nostra casa su basi solide e con materiali di buona qualità, possiamo coltivare il nostro giardino: credo sia molto.
Penso alle tante storie che ho ascoltato, a quante durissime prove la vita può farti incontrare, e non vedo altra via che aggiungere vita ai giorni, come diceva la Levi Montalcini.
Così, ora depongo per un po’ le storie altrui, e mi fermo. Sono in vacanza: coltiverò il mio giardino con calma. Ho libri che mi aspettano, luoghi da visitare, amici con cui stare.
Rallento, e ci vuole tempo anche per questo. Ma ora ce l’ho, e lo accolgo con gratitudine.

Oggi si vola basso

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Ci sono giorni un po’ così. Giorni un po’ appiattiti su un quotidiano che non spicca il volo, che arriva a sera con dignitoso impegno, senza nulla più.

“Nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.”
(Montale, “Sul muro grafito”, in Ossi di seppia)

Non è tempo di orizzonti aperti, di visioni che superano un confine.
È un giorno qualunque.

Oggi voglio fare l’elogio del giorno qualunque, dare valore ai voli bassi che riempiono molta parte delle nostre vite. E ringraziare perché il normale quotidiano, a ben pensarci, è già una grande ricchezza.

Amore per la vita

“Vai un po’ fuori a prenderti un caffè, così io parlo con la dottoressa.” La signora, gentilmente e con fermezza, invita la sorella a uscire di casa. Appena sente chiudere la porta inizia a parlarmi della sue pene d’amore.
Lei ha 82 anni, lui 87.
Li separano chilometri di distanza, una malattia in fase terminale che le impedisce di starsene a casa sua, sola; li separano i rispettivi familiari che non vedono di buon occhio la situazione; li separano gli orizzonti: dalla vista della laguna che le manca tanto alla vista di casette e giardini di un hinterland milanese, anonimo per lei.

Le pene d’amore non finiscono mai.

Mi fa molta tenerezza, e sentirla parlare mi fa stringere un po’ il cuore. E mi fa pensare alla forza di questo sentimento che ci tiene in vita e ci anima anche quando le forze fisiche diminuiscono.

Un giorno una persona mi disse che l’importante non era essere amati ma amare. Una frase semplice, buttata lì in mezzo a un discorso, che si è inchiodata nella mia mente e a distanza di trent’anni è ancora ben presente nei miei pensieri. Una frase semplice che però ho compreso da adulta, e che mi è sempre più chiara vivendo.

Oggi esco da una giornata di lavoro molto pesante, una di quelle in cui -come dice Marie de Hennezel, già citata in altri post- non si esce indenni da quelle incursioni nel cuore della sofferenza altrui.

Esco nell’aria fredda e nel cielo azzurro carico di nuvoloni e respiro a fondo. Annuso il profumo dell’aria carica di tigli e di gelsomini, guardo i verdi delle fronde degli alberi, dell’erba. Respiro la bellezza intorno a me, respiro la vita che scorre.

Lì, sotto quel cielo, sento di amare la vita, e sento che quell’amore mi tiene in piedi, mi aiuta a reggere il confronto con così tanto dolore. Mi aiuta a stare accanto a persone sofferenti, a dialogare con loro senza farmi portare via da quelle emozioni così forti. Sono lì, al meglio delle mie possibilità, con tutto ciò che riesco a mettere di me stessa. Sono lì con loro, perché possano sentire di non essere soli e che qualcuno raccoglie la loro storia.

Amo la vita, intensamente, profondamente. Ogni briciola di vita. La bellezza intorno a me mi ridà fiato. Ma mi dà fiato anche la bellezza delle vite che incontro.

Stasera, nella quiete di casa, ricomponendo le emozioni attraverso la scrittura, sento che la vita scorre e che ogni cosa è al suo posto. Che non è necessariamente né il miglior posto possibile, né quello giusto, ma è quello che ci ritroviamo a dover vivere. Lì cerchiamo di fare la nostra parte, di riempirla di significato, di starci dentro con dignità.

Amo la vita con un’intensità che solo il confronto col dolore è capace di farmi provare. E’ un’intensità grave, che mi spinge nel cuore della vita. E’ uno dei colori dell’amore per la vita, non il solo. Amo la vita quando sono felice, quando vedo la bellezza, quando ascolto Bach, quando condivido qualcosa con mio marito, con gli amici, con le persone care. Tanti colori, caldi.

Il colore dell’amore in giornate come oggi è unico. Mi fa avere meno paura.