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Profumo di pane e temporale

Domenica pomeriggio, la casa è immersa nel silenzio, e anche da fuori non arrivano quasi rumori. Il cielo è grigio da troppi giorni.
Chiudo il libro perché continuo a rileggere frasi mentre la testa è altrove, e l’ironia della cosa è che il suddetto libro è un manuale clinico di mindfulness, la pratica del qui-e-ora.
Meglio lasciar perdere, e accendere il computer.
Mi trasferisco in cucina così do un occhio anche al pane che sta cuocendo. Per oggi ho già biscottato un esperimento di torta al microonde (che peraltro è venuta buonissima, anche se non come avrebbe dovuto), non vorrei biscottare anche il pane.
Mi piace cucinare quando ne ho voglia, mescolare sapori e profumi, impastare, veder lievitare e prendere forma e colore in forno… Mi piace la casa che profuma di pane o di torta. E qui, ora, in mezzo a questi profumi, c’è tutto il mio mondo, cioè tutte le persone a cui voglio bene. Ognuno nella sua vita, immerso in chissà quali pensieri e stati d’animo; tutti lontani da qui ora, sparsi in luoghi differenti, eppure così presenti e vivi in me, ognuno in una relazione unica, diversa dalle altre.
Oggi quest’intensità emotiva è faticosa da reggere, mi rende inquieta: troppo silenzio fuori e troppa vita dentro.
Il cane della vicina ulula ai tuoni, sta arrivando un gran temporale, con tanto di lampi e gran scrosci d’acqua. Improvviso, il cielo scarica la sua tensione.
La mia, cerco di incanalarla scrivendo.

Ultimo giorno di scuola

Ieri mattina ero sulla navetta per andare al lavoro. Il traffico era ancora relativamente tranquillo e guardavo scorrere la città dal finestrino: le vetrine dell’Esselunga illuminate respiravano quiete prima dell’apertura e dell’orda di acquirenti nervosi dai carrelli colmi.  I palazzi lasciavano il posto ai campi secchi; scendeva la nebbia che avvolgeva silenziosa gli alberi dai rami spogli.

Era l’ultimo giorno di lavoro e poi quindici giorni di vacanza! Mi sentivo felice come una scolaretta  all’ultimo giorno di scuola.

Il paziente con la sua nuova pompa per il cuore passerà il Natale a casa sua. Sta bene e, spesso, entrando in questi giorni nella sua stanza, l’ho trovato a scherzare e ridere con la moglie. Mi si allargava il cuore ad ogni loro sorriso.

So bene che qualche stanza più in là gli stati d’animo sono molto diversi. Questa è la vita, e non si ferma solo perché è Natale.

Gioia e pensieri convivono, ma ieri ho lasciato spazio alla gioia. Sono uscita con i sacchetti luccicanti dei regali di colleghi e pazienti.

E oggi, riposata da ore filate di sonno, festeggio il mio primo giorno di vacanza preparando il pane con l’uvetta e la farina di castagne.

Mi sento centrata: serena, con gravità. Quella gravità che mi tiene coi piedi per terra, immersa nella vita, nei suoi problemi, nella sua ricchezza.

Tempo dilatato

Mi piace svegliarmi presto la mattina dei giorni di festa, senza sveglia, senza sonno. Sono immersa nel silenzio della casa e da fuori, oggi, arriva solo il rumore della pioggia. Sto bene, assaporo questa quiete.

Ho fatto il ponte e in questi giorni di vacanza sto facendo l’esperienza del tempo dilatato. Ho letto, scritto, fatto le mie camminate per la città. Il lavoro mi sembra lontanissimo, come se stessi a casa da quindici giorni. Questo mi piace del tempo: che quando riesco a stare nel qui e ora, e non ho impegni, le giornate diventano lunghe, piene e vado a dormire la sera con la sensazione di aver vissuto intensamente, assaporato ogni momento. Come gustare un buon pranzo, ogni singola portata, con calma invece che mangiare in mensa in dieci minuti.

Oggi farò anche il pane, che ben si adatta a questi ritmi. Lo faccio con la pasta madre, il che significa sfornarlo stasera. Nel mezzo, rinfreschi, impasti, lievitazioni. Mi piace farlo, mettere le mani in pasta, seguirlo nelle sue fasi, vederlo lievitare, sentirne il profumo acido, e poi vederlo cuocere, crescere ancora, prendere colore e riempire la casa di profumo. Dà molta soddisfazione, e poi è buono.

Ci vogliono giornate così. Il tempo dilatato mi rigenera. Domani ripartirà la settimana con il suo tempo affrettato. Ora, mi godo la calma.

Ho scritto queste cose stamattina, poi la casa si è svegliata, e la giornata è stata più indaffarata del previsto e per nulla contemplativa, ma va bene così.

Il pane è stato sfornato, e la casa ne profuma ancora. Ora sono tornati il silenzio e la quiete. Buonanotte!