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Risonanze

Raccolgo testimonianze dolenti: fiori di campo, di bosco, di montagna, ricchi di vita.
Oggi ho incontrato persone, ascoltato storie, e ora volti e voci risuonano in me, accompagnano i miei passi verso casa, si accomodano in spazi interiori e lasciano tracce, frammenti, suggestioni. Doni della vita, che custodisco con rispetto e commozione. Doni che parlano, che invitano alla riflessione. Doni come sassi nell’acqua; lascio che i cerchi si allarghino in me, ne osservo i disegni in silenzio, lascio che accadano.
Giornate come queste mi fanno sentire come in preghiera all’interno di una chiesa, preghiera laica alla vita e all’umanità che la abita.
Qui sono nel cuore battente della vita, vita autentica dove tutto sta. Qui sono al sicuro, non perché al riparo, ma perché connessa a me stessa e agli altri, rete salda che sostiene, che mi fa sentire il contatto con la terra e mi fa respirare l’aria del cielo, senza portarmi via.

Rilke ha sempre versi che parlano.
“…Ascolta, mio cuore, come soltanto i Santi
ascoltarono un giorno: il grande richiamo
li alzava dal suolo; ma essi, impossibili,
restavano assorti in ginocchio:
così ascoltavano.” (Prima Elegia duinese)

Così stasera ascolto.

Che senso ha?

“Che senso ha tutto questo dolore?”

L’uomo abbassa la testa e si accascia sulla sedia. “Ha saputo la brutta notizia?” “Sì, ho saputo…”  Brevi parole, pesanti come un macigno che schiaccia: ripresa di malattia.

Là fuori c’è il sole, il cielo è azzurro, i nuvoloni nordici corrono; ci sono i ragazzi dell’università -futuri medici, futuri infermieri- che ridono e scherzano, fumano, si atteggiano a grandi.

Pochi metri da noi a loro, un abisso di distanza emotiva. E in mezzo altri naufraghi su carrozzine, naufraghi che spingono deambulatori, familiari che ostentano coraggio, speranza, buon umore.

La riabilitazione neuromotoria è un luogo che fa riflettere sulla vita.

Incrocio sguardi persi, perché la coscienza che li guida è in parte svanita; sguardi smarriti, arrabbiati, combattivi, tristi; qualche volta allegri. Più dei corpi danneggiati, sono proprio gli sguardi che mi colpiscono, qui. Stringono il cuore. A volte passo senza guardare troppo.

“Che senso ha tutto questo dolore?” Ha il senso che riusciamo a metterci noi.

Rilke risuona sempre nei miei pensieri: “Noi, che sprechiamo i dolori…”

Cerco di non sprecarli, i miei e i loro. Ne faccio amore per la vita.

Ne faccio raccoglimento, preghiera laica.

Li porto con me nel traffico cittadino, sotto questi nuvoloni che nel frattempo si sono scuriti, nel supermercato affollato dell’ultima spesa per la cena.
Mi fanno sentire la vita.

Torno a casa quieta e concentrata.

Domenica pomeriggio

Ogni tanto ho bisogno di spegnermi: stare in casa, accoccolata sul divano con un libro in mano, immersa nel silenzio -vicini di casa permettendo. Ho bisogno di ridurre al minimo gli stimoli in ingresso, e stare nella quiete. Questo, da buona introversa quale sono, è per me rigenerante.
Oggi è così. Sto qui nel silenzio come immersa nella vasca da bagno piena di schiuma. Mi affido alla quiete, che mi accoglie protettiva.
Gli affanni quotidiani sono sospesi, stanno fuori dalla stanza. Qui sto come in preghiera: la mia preghiera laica, verso la vita. Qui mi raccolgo e ritrovo il centro. Qui cerco la resa.

“Quivi sei alle origini / e decidere è stolto:/ ripartirai più tardi / per assumere un volto”. Portovenere, Montale

Ripartirò domani, lunedì nel mondo con le sue fatiche.
Ma ora riposo in me, ed è una buona cura per le mie forze.