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Istantanee

La mattina inizia con un quadrifoglio trovato e l’auto delle pompe funebri che parcheggia. D’altra parte sto entrando in un hospice per un corso. Ascolto riflessioni e le associo a volti incontrati. Fuori il rumore del tosaerba. Ognuno è al suo posto nel mondo, e fa il suo mestiere. Qualcuno vive, qualcuno sta morendo. Incrocio due cani scodinzolanti nel corridoio, qui hanno introdotto la pet therapy.
C’è un incrocio di normale quotidianità e di tempo sospeso, tempo greve, tempo di dolore.
Chiacchieriamo nel break, prendiamo il caffè. Qui si avverte con più consapevolezza com’è la vita, intreccio costante di vita e di morte, di ordinario quotidiano e di straordinario accadimento.
Esco e proseguo la mia giornata lavorativa.
La sera, davanti a un succo di pomodoro aspettando l’ora di inizio di un altro corso, guardo l’uomo anziano che gioca alla macchinetta di non so che gioco. È assorto nel gesto ripetitivo di pigiare un tasto e guardare. Pigia e guarda. In solitudine, mentre intorno c’è il chiacchiericcio dell’happy hour. Frammenti di vita, isole che si incrociano e non si incontrano, non si conoscono. Non è né bello né brutto. È semplicemente così. Arriva la mia amica e collega: vite che si incontrano da molti anni. Lo sguardo si chiude su di noi, sul nostro parlare.
La vita scorre, e noi con lei.

Intrecci indissolubili

Mi piace andare al lavoro con i mezzi pubblici. Non fosse che impiego il doppio del tempo, lo farei tutti i giorni.
Mi piace farmi trasportare: non devo concentrarmi sulla guida, sul traffico nervoso che mi disturba. Guardo fuori dal finestrino, mi immergo nella musica, lascio fluire i pensieri.
Mi piace guardare la vita che scorre, le persone che si muovono, ognuno nella sua vita, diretto verso qualche attività, qualche meta. Mi chiedo come siano le loro vite, cosa facciano.
La navetta va. Costeggia un bel parco, poco frequentato a quest’ora. Passa una donna in bicicletta, un signore anziano porta a spasso il cane. In lontananza qualcuno corre.
Vita quieta alla mia sinistra, ma so bene cosa c’è alla mia destra, anche se non sto guardando da quella parte. C’è la camera mortuaria dell’ospedale. Una strada separa questi due mondi così diversi. È facile immaginare cosa accada là, ora, mentre qui la normalità scorre.
Questa è la vita, intrecci indissolubili. La navetta procede. L’oboe del concerto di Benedetto Marcello è una colonna sonora che mi avvolge e accompagna il mio spirito contemplativo mattutino.
Scendo in compagnia di un’umanità varia e mi avvio verso la mia giornata.
Ah… Questo è il quadrifoglio che ho trovato.

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