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Senza prestigio né bellezza

Cala la notte su una giornata normale.
In “Pietr il Lettone”, Simenon descrive un inseguimento a piedi di Maigret, tra scogli e pozze d’acqua, in un percorso accidentato: “Sono momenti in cui è meglio non essere visti. Si abbozzano gesti ai quali non si è preparati, si fallisce ogni tentativo, come cattivi acrobati. Ma si avanza, diciamo così, per forza di inerzia. Si cade e ci si risolleva. Si arranca, senza prestigio né bellezza.”
Ecco, oggi mi sento un po’ così. Ho arrancato senza prestigio né bellezza. Senza lampi di luce né ondate di buio. Fatiche del quotidiano sordo, che tolgono forze senza rigenerarle. Poi è luglio e la stanchezza dell’anno si fa sentire.
E stasera son tornate pure le zanzare.
Cara estate, non sei proprio la mia stagione.

Quotidiano sordo

Inutile insistere, quando non è cosa. Quando guardi, e non trovi; quando cammini vagando un po’ senza che nulla infranga la soglia sorda; quando vorresti afferrare un guizzo che non vedi; quando cerchi e intorno le cose non rispondono, stanno mute al loro posto.

Oggi la macchina fotografica è in sintonia col mio spirito, e si spegne per la batteria scarica.

Torno a casa con poche foto che non dicono nulla. L’inquadratura più interessante è sfocata.

Ci sono momenti così, un po’ piatti, un po’ sordi. Non i momenti, in realtà, ma il mio sguardo su di loro. Sguardo che non coglie, che non riesce a mettere a fuoco.

Energie vaganti, che non si incanalano e scorrono tra libri che non mi prendono abbastanza, foto mal riuscite, scrittura poco ispirata. Va meglio in cucina, tra soffice torta di mele, pane profumato, buoni gnocchi di patate…

Comunque, quell’inquadratura sfocata aveva fermato un’immagine: la compresenza di gemme e bacche secche sui rami di un albero. Vecchio e nuovo insieme. L’irrequietezza creativa delle gemme, trattenuta, imbozzolata; la stanchezza delle bacche secche. Convivenza faticosa, in questa primavera che tarda a venire. Forse nuovi venti faranno cadere le bacche, oppure semplicemente saranno loro a lasciare la presa vitale che le trattiene al ramo. Così in noi, bacche secche dell’anima lasceranno spazio a nuovi pensieri, a nuovi sguardi. Ma non è ancora tempo, per me, oggi.

Nelle bacche secche si dibattono forze esauste, non domite. Mi arrendo al quotidiano sordo.