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E’ del poeta il fin la meraviglia… e non solo del poeta…

Nel magazine “La lettura” del Corriere della sera del 23/12 ho letto un articolo interessante: “La meraviglia è un ansiolitico naturale“. Vi riporto qui alcuni passaggi che ho trovato significativi.

“Oltre la soglia della meraviglia c’è lo sbigottimento che lascia senza parole. Oltre lo sbigottimento c’è un sensazione enigmatica, sospesa tra il timore reverenziale e l’estasi. Il tempo rallenta, i confini tra il sé e il noi diventano labili, la natura spalanca la porta al trascendente. Se qualche volta vi siete sentiti minuscoli di fronte alla vastità del mondo o ai misteri della vita, allora avete provato questa emozione. Gli anglosassoni la chiamano ‘awe’, in italiano non ha nome.”

In uno studio pubblicato su Psychological Science, i ricercatori hanno mostrato a dei soggetti “immagini allegre oppure sorprendentemente maestose. Chi osserva queste ultime, nei test si dimostra meno impaziente, più spirituale e collaborativo. La meraviglia attenua l’ansia per il tempo che fugge“.

Cosa ci succede quando ci sentiamo rapiti?   “…siamo insieme delle creature individuali e sociali, api e alveari. Ecco, la natura a volte sa suscitare una meraviglia totale e spiazzante. E’ come un pulsante che scatta, portandoci nella modalità collettiva e facendoci sentire parte di un tutto. I rituali estatici, in cui il gruppo sintonizza i battiti diventando un unico grande organismo, funzionano anch’essi da interruttore. Così si spiega la potenza delle grandi manifestazioni, dei rave party, delle iniziazioni. (…) Chi parte zaino in spalla per viaggi solitari fuori dalle rotte più battute, magari non lo sa, ma è un cultore della meraviglia.”

“La meraviglia estrema non suona come un ‘wow’, è piuttosto un ‘oddio’, o meglio ancora un silenzio.”

Le emozioni, generalmente, ci predispongono all’azione: “La rabbia ci prepara a combattere, il senso di colpa a chiedere scusa. Lo stupore, invece, ci congela. Tutto ciò che vogliamo è stare fermi, ad occhi spalancati. E’ una specie di emozione cognitiva, che ci apre a nuove idee, ci trasforma.”

Ha scritto Albert Einstein in Il mondo come io lo vedo: ‘L’emozione più bella che possiamo sperimentare è il mistero. E’ il potere della vera arte e della vera scienza. Chi non conosce questa emozione, chi non si può più fermare per meravigliarsi e sentirsi rapito, è come se fosse morto.’

E conclude così la giornalista: “Non sono solo le cattedrali più imponenti o la grande musica che compiono questo miracolo emozionale. Se si è in grado di coglierne davvero il significato, si può restare sbalorditi anche davanti alla grandiosità di una teoria scientifica, che racchiude in una formula il funzionamento dell’universo.”

Trovo bellissima questa riflessione: umanisti e scienziati, siamo tutti sotto lo stesso cielo stupefacente. La meraviglia è sotto i nostri occhi, sempre. Dobbiamo solo essere in grado di vederla e di aprirci a lei perché ci possa attraversare.

La vigilia di Natale

Sono immersa nel silenzio e nella quiete, fuori e dentro di me. E’ una condizione che amo, che mi rende quasi felice.

Quest’anno, per vari motivi, mi sono evitata il traffico pre-natalizio e il caos dei negozi. Ho passato il 23 con amici, prima a un concerto e poi a casa. E oggi vigilia con mio marito, telefonate di amici, quiete calda. Mi piace questo Natale sobrio, che sta lasciando respiro e spazio al calore degli affetti, senza fronzoli, senza sprechi, senza frenesia.

Nel silenzio interrotto dal suono delle campane e da qualche rara auto che passa per strada, tutto il mio mondo è qui con me. Mi sento ricca e fortunata per questo. Le persone che amo sono con me: nelle loro vite ma presenti nella mia.

Un pensiero ad ognuno di loro: a voi blogger che passate di qui, a quelli che comincio a conoscere un po’ di più e che sento amici; un pensiero ai miei pazienti, ai colleghi; un pensiero agli amici di tanti anni, e uno speciale all’amico del cuore… (lui sa perché); un pensiero a mio marito che rende così ricca la mia vita e che sa farmi ridere. Un pensiero a tutti i compagni di viaggio.

Ora il divano e un libro mi aspettano: buon Natale a tutti!

 

 

 

Domenica pomeriggio

Ogni tanto ho bisogno di spegnermi: stare in casa, accoccolata sul divano con un libro in mano, immersa nel silenzio -vicini di casa permettendo. Ho bisogno di ridurre al minimo gli stimoli in ingresso, e stare nella quiete. Questo, da buona introversa quale sono, è per me rigenerante.
Oggi è così. Sto qui nel silenzio come immersa nella vasca da bagno piena di schiuma. Mi affido alla quiete, che mi accoglie protettiva.
Gli affanni quotidiani sono sospesi, stanno fuori dalla stanza. Qui sto come in preghiera: la mia preghiera laica, verso la vita. Qui mi raccolgo e ritrovo il centro. Qui cerco la resa.

“Quivi sei alle origini / e decidere è stolto:/ ripartirai più tardi / per assumere un volto”. Portovenere, Montale

Ripartirò domani, lunedì nel mondo con le sue fatiche.
Ma ora riposo in me, ed è una buona cura per le mie forze.

A un amico

Ci sono dolori che abitano l’anima e non si fanno vedere. Lavorano in profondo, in spazi invisibili, inaccessibili. Da lì fanno salire grumi di malessere, spifferi avvelenati che intossicano lo spirito, vortici che assorbono le forze e le trascinano giù.

Navighi su quel malessere. Non riesci a difenderti da un nemico che non conosci, di cui non riesci a vedere il volto, né le forme che gli danno vita.

Notti di tristezza e desiderio, di stanchezza che non ti fa dormire; giorni nebbiosi che un quotidiano necessario tiene a galla e conduce in porto.

Solo, incroci solitudini disperate che non sanno di esserlo. Le loro sì, son disperate, la tua no. La tua ti accompagna nel viaggio.

Hai rimandato il confronto, hai corso veloce, ti sei distratto, ti sei agitato per confondere le acque e allontanare la visione. Ora è il novembre dell’anima, che fa cadere le foglie più sgargianti e obbliga a seguire i sentieri della linfa profonda.

Rilke, La discesa di Cristo all’inferno: “…Egli avanzò. Tornato. / Senza respiro stiè: su questa vetta, / senza ringhiera. Ed in possesso, alfine, / d’ogni Dolore, – assortamente, tacque.”

Silenzio e solitudine compagni di rinnovamento. Passaggi dell’anima che cambiano la vita. Svolte.

Buon viaggio, amico mio. Io, insieme ad altri fidati compagni di strada, sono accanto a te.

Tempo dilatato

Mi piace svegliarmi presto la mattina dei giorni di festa, senza sveglia, senza sonno. Sono immersa nel silenzio della casa e da fuori, oggi, arriva solo il rumore della pioggia. Sto bene, assaporo questa quiete.

Ho fatto il ponte e in questi giorni di vacanza sto facendo l’esperienza del tempo dilatato. Ho letto, scritto, fatto le mie camminate per la città. Il lavoro mi sembra lontanissimo, come se stessi a casa da quindici giorni. Questo mi piace del tempo: che quando riesco a stare nel qui e ora, e non ho impegni, le giornate diventano lunghe, piene e vado a dormire la sera con la sensazione di aver vissuto intensamente, assaporato ogni momento. Come gustare un buon pranzo, ogni singola portata, con calma invece che mangiare in mensa in dieci minuti.

Oggi farò anche il pane, che ben si adatta a questi ritmi. Lo faccio con la pasta madre, il che significa sfornarlo stasera. Nel mezzo, rinfreschi, impasti, lievitazioni. Mi piace farlo, mettere le mani in pasta, seguirlo nelle sue fasi, vederlo lievitare, sentirne il profumo acido, e poi vederlo cuocere, crescere ancora, prendere colore e riempire la casa di profumo. Dà molta soddisfazione, e poi è buono.

Ci vogliono giornate così. Il tempo dilatato mi rigenera. Domani ripartirà la settimana con il suo tempo affrettato. Ora, mi godo la calma.

Ho scritto queste cose stamattina, poi la casa si è svegliata, e la giornata è stata più indaffarata del previsto e per nulla contemplativa, ma va bene così.

Il pane è stato sfornato, e la casa ne profuma ancora. Ora sono tornati il silenzio e la quiete. Buonanotte!