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Ricchezza

È una fredda mattina di maggio. Grigia. Piove con generosità e tira aria fredda. Ho un ombrello serio, ma l’acqua arriva di stravento. Salgo sull’autobus pieno, ma riesco a recuperare uno spazio adeguato di respiro. E lì, con l’ombrello che mi sgocciola sui jeans, sono improvvisamente felice. Di quella felicità che zampilla all’improvviso, così, senza troppo preoccuparsi delle condizioni poco confortevoli dell’intorno. In fondo piove, fa freddo, mi sono alzata presto, ho il fondo dei pantaloni zuppo, e il golf di lana ci sarebbe stato meglio al posto di questo di cotone. Ma sto andando a un convegno sul dolore cronico che immagino interessante, e sono felice. E visto che sono un’ansiosa e che arrivo rigorosamente in largo anticipo, mi metto a scrivere nell’attesa dell’inizio.

È un pomeriggio che avrebbe dovuto essere di pioggia, e invece è di sole. Il vento ha spazzato i nuvoloni, e ora il cielo ha ampi sprazzi di blu cobalto con intorno nubi a batuffolo e altre cariche di pioggia. Un cielo nordico, bellissimo.
Sono seduta su una panchina del parco, al sole, perché il vento che muove le fronde e i capelli lo consente. Sto qui con l’IPad sulle ginocchia e cielo e alberi che si riflettono nello schermo. Ho una pausa tra un appuntamento e l’altro. Mi sdraierei sull’erba, se non fosse bagnata da giorni di acqua. E anche qui sono felice. Di felicità grave, non leggera; di quella felicità che porta con sé le fatiche, che le ha sulle spalle e nel corpo, e in loro compagnia si crogiola al sole e al cielo blu. Dentro alla vita, parte della vita. C’è quiete in me, un silenzio pieno che accoglie i rumori del parco, delle giostre lontane, delle ruote di bicicletta sul terriccio, dei cani che corrono, delle scarpe da jogging, dei bambini che giocano, degli adulti che chiacchierano, del rintocco delle campane.
Amo la vita e le persone che della mia vita fanno parte.

È un venerdì sera e la settimana lavorativa è finita. Il vento fa sbattere un po’ le imposte, e i nuvoloni si sono scuriti insieme al cielo. E’ stata una buona giornata. Il profumo del bucato appena steso si unisce al silenzio della casa e alla luce soffusa della lampada sul tavolo.

Mi sento ricca. Ricca di vita.

E andando nel sole che abbaglia…

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Amo questi versi e spesso si affacciano alla memoria, traghettati da stati d’animo che con loro risuonano. Mi colpisce, però, che gli stati d’animo che richiamano quei versi possano essere anche piuttosto diversi.
A volte risuonano con la stanchezza, la fatica, il confrontarsi con i soliti problemi; a volte sanno più di tristezza, di umore nero, di malinconica consapevolezza… Altre ancora di quieta consapevolezza, di compassione per tutti gli esseri umani che si danno da fare per vivere, che si arrabattano con gli strumenti che hanno e che cercano.
Siamo nati per vivere, e non necessariamente per essere felici. Spesso la ricerca della felicità rende infelici e frustrati, mentre il dir di sì alla vita dona vita. Ricca, complessa, piena di sfumature.
Quello che mi piace di questi versi è che se da una parte ci trovo il dolore, quel sentimento del mondo un po’ leopardiano -“… Ancor che triste, e che l’affanno duri.”- dall’altra mi arriva anche una dolcezza che quieta, un’accettazione saggia e amorevole della vita.
La muraglia non finisce, né finiscono i cocci aguzzi, ma c’è un cielo al di sopra, c’è un sole che fa il suo corso, ci sono la contemplazione e il raccoglimento che danno senso e accolgono le pene.
È un bel sentimento dello stare al mondo.

Cielo azzurro e sirena

E’ uno splendido pomeriggio settembrino: l’aria frizzante, il sole tiepido, il cielo azzurro. Cammino verso l’autobus e una sirena d’ambulanza grida la sua urgenza. Mi fa sempre effetto. Nella normale quotidianità irrompe la consapevolezza del dolore, dell’imprevisto che squassa la vita di qualcuno, a ricordare che la campana suona sempre, anche per me.

Così convivono la gioia di un piacevole venerdì pomeriggio con il pensiero cupo delle realtà dolorose. Stanno insieme sotto il cielo azzurro.